Caso Manca: il corpo di Attilio non si riesuma, in compenso si archivia tutto

di Francesco Bertelli

Il senso di amarezza non può che non coglierci in pieno. La vicenda di Attilio Manca torna a far parlare di sé, ma stavolta nel modo inaspettato.  Si perchè adesso occorre parlare di archiviazione: così ha deciso il Gip Elvira Tamburelli.

Non importa se la morte del giovane Attilio sia piena di misteri e contraddizioni. Non importa se dietro quella morte si percepisce l’alone dell’intervento di certi settori oscuri dello Stato come i servizi segreti e la massoneria. Sospetti o al più ipotesi, questo dice il Gip.
Non importa neppure il fatto che Manca fosse mancino: per il Gip infatti “risultano diverse testimonianze raccolte” al processo di Viterbo “rese dagli amici di Barcellona Pozzo di Gotto” del giovane urologo “che hanno ricordato come il Manca assieme al quale assumevano anche l’eroina, si iniettava la sostanza in vena indifferentemente usando la sinistra e la destra” .
Tra le testimonianze di cui si è fatto utilizzo nel processo per poi portare il Gip a pronunciarsi su l’archiviazione ci sono anche le parole di Lelio Coppolino, condannato pochi giorni fa per falsa testimonianza nel procedimento legato all’omicidio di Beppe Alfano. Una notizia questa che avrebbe dovuto dare una svolta nel caso Manca in quanto il Coppolino è colui che ha dato dichiarazioni completamente contraddittorie: prima dichiarando che il giovane Attilio odiava qualsiasi tipo di droghe, poi ritrattando il tutto e aggiungendo che Attilio era un eroinomane che che se la iniettava con la mano destra (da puro mancino, sic!) e che inoltre la sniffava pure.
Ma non fa niente se i Coppolino appare poco attendibile, almeno per il Gip ha fatto poca differenza.

I due avvocati della famiglia Manca Fabio Repici ed Antonio Ingroia avevano pure chiesto nel corso del processo di iscrivere nel registro degli indagati il cugino di Attilio, Ugo Manca e l’uomo dei misteri  Rosario Pio Cataffi, condannato per mafia.
Nell’opposizione all’archiviazione Ingroia e Repici chiedevano anche di riesumare il cadavere di Attilio per una nuova autopsia chiedendo di interrogare il medico dell’epoca che visitò il cadavere di Attilio, Danila Rannatella dopo delle sue dichiarazioni strane fatte durante una puntata delle Iene. Ma niente, si archivia.

Vengono in mente le battaglie fatte dalla famiglia Manca, nel rifiutare fin da subito i primi risultati dell’inchiesta della Procura di Viterbo e cercare di gridare al mondo lì fuori che c’erano grosse e macroscopiche coincidenze sulla presenza di Provenzano a Marsiglia, proprio nel periodo in cui vi era Attilio e che fu Attilio a operare il boss latitante (a sua insaputa ovviamente) e per questo nel 2004 venne tolto di mezzo. Attilio era il migliore urologo nel suo campo.
Vengono in mente le foto del cadavere del povero Attilio, il volto tumefatto. Chiunque può vedere che si tratta dei risultati di una colluttazione. Ma fa niente.
E’ come se la superficialità più volte riscontrata nelle indagini di Viterbo, trovassero in questa archiviazione laziale la chiusura di un cerchio. L’ennesimo caso di ingiustizia. La prova che Attilio si è trovato nel posto spagliato , nel momento sbagliato.

E se , come abbiamo visto, la trattativa fra Stato e mafia c’è stata ed è stata provata, uno Stato che non riesce a dare giustizia e verità ad una famiglia per la perdita del loro figlio, uno Stato che fa marcia indietro su se stesso e preferisce non approfondire misteri evidenti come quelli presenti nella morte di Attilio Manca, allora questo è il segno che quella trattativa è ancora in corso (a prescindere dal governo di turno) ed è viva e vegeta e lotta insieme a noi.