Caso Manca: i punti che non tornano (seconda puntata)
di Francesco Bertelli
Anni di indagini svolte con trascuratezza e quasi con volontaria negligenza. Questo è avvenuto e questo hanno dovuto soffrire i familiari di Attilio Manca da quel 12 febbraio 2004.
In questa vicenda i nomi sono importanti e meritano di essere citati: abbiamo la Procura di Viterbo con il pm Renzo Petroselli, titolare dell’inchiesta il gip Salvatore Fanti. Poi abbiamo un’altra figura importane , su cui torneremo più avanti; la Dottoressa Danila Ranalletta medico legale che ha eseguito l’autopsia e l’esame esterni sul corpo di Attilio Manca.
Ma prima di addentrarci sul versante tecnico e descrittivo della scena del crimine e della successiva autopsia, alcune domande sono d’obbligo: come si è potuto in 14 anni di indagini denigrare, bistrattare, offendere la vita e la memoria di un giovane urologo italiano tra i più bravi nel suo campo a livello internazionale?
Come è stato possibile sostenere piè sospinto, da parte di una Procura come quella di Viterbo che quello di Attilio Manca era un suicidio dovuto ad una fatale overdose di eroina mischiata ad alcool e tranquillanti? Come è stato possibile sostenere questo trascurando una miriade di elementi evidenti e a dir poco agghiaccianti?
E’ interessante tornare indietro a quando il Procuratore della Repubblica di Viterbo Alberto Pazienti e il pm Renzo Petroselli per dimostrare “l’inoculazione volontaria”, durante una conferenza stampa alquanto grottesca mostrarono un esame digitale sulle siringhe, ritrovate sulla scena del crimine in un cui si trovava il corpo di Attilio, insieme ad un esame tricologico sui capelli. Esami che, a detta dei due magistrati, attestavano un uso pregresso di eroina da parte del giovane Manca. E non può sfuggire che in quella stessa conferenza stampa vennero palesati una serie infinita errori.
Anzitutto le due siringhe ritrovate: da entrambe non sono emerse impronte, né quelle di Attilio, né quelle di altri soggetti. Quindi, per proprietà transitiva, se su quelle due siringhe non vi sono impronte, di conseguenza non vi è nessun elemento probatorio solido. Ma c’è di più. L’analisi sulle siringhe era stata effettuata otto anni dopo la morte di Attilio, nel 2012.
In più il famoso esame tricologico sui capelli cozza completamente con l’esito dell’autopsia in cui si diceva che gli unici buchi trovati sul corpo di Attilio (anche se inchieste giornalistiche più approfondite dimostrerebbero che di buchi ce ne sarebbe stato uno soltanto) corrispondevano alla dose fatta sul braccio sbagliato. Un mancino puro, come era Attilio, è molto difficile che si buchi sul braccio sinistro.
Ma torniamo a quel 12 febbraio 2004.
Attilio viene ritrovato senza vita nel suo appartamento a Viterbo, città in cui lavorava da due anni all’ospedale di Belcolle.
C’è subito una prima stranezza: la Polizia ha cambiato la posizione del cadavere. E qui entra in gioco il personaggio della Dottoressa Danila Ranalletta.
Il corpo di Attilio venne ritrovato intorno alle 11 di quel 12 febbraio.
Il primo elemento anomalo che ruota intorno alla Dottoressa Ranalletta riguarda la sua effettiva presenza nell’appartamento di Attilio.
La Polizia di Viterbo scrive che la dottoressa è presente nell’appartamento alle 11.45. Poi però lei stessa scrive di essersi recata sul posto alle 14, due ore e un quarto dopo rispetto al rapporto della Polizia. Ma omette di specificare l’orario di inizio e fine dalla sua ispezione cadaverica.
Comunque la si giri, questa versione omette un altro dettaglio inquietante: non ci dice nulla sul periodo di tempo “oscuro” che va dal momento in cui la Polizia scopre il cadavere di Attilio al momento in cui la dottoressa Ranalletta si presenta nell’appartamento. Se si dà credito alla versione della Polizia, c’è un vuoto di 45 minuti in cui sul corpo di Attilio può essere avvenuto di tutto: eventuali modifiche o trasformazioni sulle scena del ritrovamento che potrebbero aver mutato il quadro probatorio. Se invece diamo credito alla seconda versione, quella della dottoressa Ranalletta, abbiamo un vuoto temporale di otre due ore in cui potrebbe essere accaduto di tutto.
Ma le incongruenze solo soltanto all’inizio.
Nei verbali di sopralluogo fatti dalla Polizia quella mattina si parla di un cadavere “rigido”, “fresco”. Segni, questi, di una morte recente.
Nella relazione del Medico Legale si legge di un cadavere con “cornee opache”, “rigidità cadaverica risolta”, “macchie ipostatiche” presenti sia nella parte anteriore che posteriore. Segni di una morte avvenuta da diverso tempo, secondo la Ranalletta dalle “dodici alle 48 ore prima”. Anche qui siamo in presenza di due versioni che cozzano tra loro.
Rispondendo, poi, nel 2017 alle domande del Procuratore di Viterbo Paolo Auriemma la Ranalletta ha dichiarato che sul corpo di Attilio non vi era << nessun segno di violenza, né sul volto, né sul resto del corpo. Il naso era fratturato, c’era solo una deviazione dell’asse nasale. Il corpo di Manca era disteso sul letto, con la faccia sul materasso. Questo ha determinato il piegamento del naso, ma solo nella parte cartilaginea>>.
Poi la dottoressa è passata all’analisi dei polsi e delle braccia : << In prossimità delle mani non ho trovato segni di costrizioni sul braccio, invece, c’era il buco di un ago. Corrispondeva a quello fatto da una siringa di insulina, molto utilizzata da chi fa uso di sostanza per non far vedere il buco a occhio nudo>>.
Ma non finisce qui. Il 12 febbraio 2004, quando venne ritrovato il corpo di Attilio, la Ranaletta venne chiamata a fare i rilevamenti all’interno dell’appartamento. La difficoltà sta nello stabilire quando ha fatto questi rilevamenti. Ma a detta della Ranalletta stessa << è un dato superfluo. Irrilevante nella collocazione temporale della morte di Attilio, che per me va dalle 12 alle 48 ore successive prima del ritrovamento del cadavere.>>
Ora, quando la Ranalletta fa riferimento alla descrizione del setto nasale, pare difficile, guardando le foto del cadavere di Attilio, che quella deviazione sia il frutto di un caduta su un materasso.

Poi ci sono le ecchimosi sui testicoli, elemento mi preso in considerazione. Dato, questo, che farebbe pensare ad un evento traumatico come dimostrano le foto scattate dalla Polizia scientifica.
Stesso discorso riguarda il sangue presente in grandi quantità sul pavimento e nelle coperte del letto. Un sangue fluido e non coagulato. Potrebbe addirittura dirci che la morte di Attilio sia avvenuta poco dopo il suo ritrovamento e non 12 o 48 ore dopo, come sostenuto dalla dottoressa Ranaletta.
Tutti elementi che portano ritenere che l’urologo non si sia suicidato con un overdose di eroina, come viene ritenuto da 14 anni, ma che sia stato assassinato in modo violento.
E poi ci sarebbe il mistero di un’autopsia troppo affollata: ovvero con la presenza di soggetti che non dovevano neppure parteciparvi, secondo quanto previsto da codice di procedura penale.
Ma ne riparleremo nella prossima puntata.
CONTINUA