Assange : ultimo atto

di Giusy Clarke Vanadia

Azione Civile ed il suo Presidente Antonio Ingroia, da sempre sostenitori della libertà per Julian Assange, apprende con sdegno e condanna la decisione di estradare negli Stati Uniti il fondatore di Wikileaks.

Il 4 gennaio 2021, avevamo esultato alla notizia che un tribunale di Londra aveva rifiutato la richiesta di estradizione, ma oggi apprendiamo che la ministra degli Interni britannico, Priti Patel, sarebbe pronta a firmare l’autorizzazione per l’estradizione. 

La vicenda drammatica di Assange che vive, di fatto, in stato di detenzione, dal tempo della sua permanenza presso l’ambasciata dell’Ecuador dal giugno 2012 all’aprile del 2019 quando a causa della caduta del governo di Rafael Correa fu trasferito nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, a sud-est di Londra, sta per avere il suo atto conclusivo. 

L’ex Presidente socialista Correa aveva definito “criminale” la consegna di Assange, che godeva della cittadinanza ecuadoregna, alla polizia. Il suo successore, Lenin Moreno, interrompendo, di fatto, la fruizione di un diritto internazionale, commise un atto che Corre qualifica come “tradimento” nell’ambito della storia latino americana. 

Trattato alla stregua di un delinquente, sottoposto ad un regime durissimo che mette a repentaglio la sua integrità mentale e la sua sopravvivenza fisica vivendo all’interno di spazi ristrettissimi dai quali non esce dal 2012. La madre, da tempo denuncia la gravità della situazione psico-fisica del giornalista. 

Il mondo si è mobilitato davanti al rischio di 175 anni di galera che gli verrebbero inflitti negli USA che non gli perdonano di avere scoperchiato il vaso di Pandora degli efferati crimini perpetrati nelle loro sporche guerre anche su cittadini inermi, donne, bambini. 

Il suo destino riguarda tutti noi, nessuno escluso! Ne va del diritto alla verità e della libertà d’informazione.  Noi tutti dobbiamo essergli grati per il suo coraggio nella consapevolezza dei rischi che avrebbe corso.

Amnesty International che ha lanciato una petizione che ha raccolto 77.000 firme, in seguito alla decisione di estradizione, “ha dichiarato che un’eventuale sua approvazione da parte della Ministra dell’Interno Priti Patel ….. violerebbe il divieto di tortura e costituirebbe un precedente allarmante per pubblicisti e giornalisti di ogni parte del mondo”.

Amnesty denuncia che” Se il governo di Londra consentisse a uno stato estero di esercitare giurisdizione extraterritoriale per processare una persona che ha diffuso informazioni dal Regno Unito, altri governi potrebbero sfruttare la stessa strategia giudiziaria per imprigionare giornalisti e mettere il bavaglio alla stampa anche oltre i loro confini statali”.

Ora che la Westminster Magistrates’Court di Londra ha emesso ordine formale di estradizione, Priti Patel si assumerà di fronte al mondo la responsabilità di mettere nero su bianco? La ministra avrà tempo 28 giorni. Frattanto, i legali di Assange potrebbero ricorrere all’alta Corte di Londra e, perché no, alla Suprema Corte di Strarburgo.  

Il futuro di Assange ci riguarda !