Chiusura porti: la Sicilia delle associazioni non ci sta!

di Enza Galluccio, autrice di testi sulle relazioni tra poteri forti e mondi criminali

Così mentre il primo ministro Conte, scegliendo la via diplomatica, chiede una maggiore collaborazione all’Europa e ottiene che anche Berlino, Madrid e Lisbona (dopo Malta e Parigi) si rendono disponibili ad accogliere 150 rifugiati (50 a testa) della nave di Pozzallo nel ragusano, e il suo Ministro dell’Interno, forse non gradendo, calca la mano affermando “l’unica soluzione per combattere veramente la mafia degli scafisti è che in Unione Europea e in Italia ci si arrivi se hai il permesso[…]è chiaro a tutti che l’Italia ha finito di fare il campo profughi del mondo”, proprio dalla Sicilia arrivano grida di protesta.

Infatti qui, dal 16 al 19 luglio, si sta accogliendo la carovana Abriendo Fronteras (Aprendo le frontiere, ndr), avviata da un centinaio di collettivi della Penisola Iberica  per denunciare le politiche legate all’immigrazione della UE, e oggi 16 luglio è stata la volta di Palermo.

Le vie del centro si sono animate dei colori di molti popoli del mondo che non ci stanno a chiudere gli occhi di fronte  all’indifferenza, spesso insofferenza, verso i troppi morti in mare; non ci stanno a far finta di nulla di fronte ai cadaveri dei bambini vestiti di rosso, strategia utilizzata per farli riconoscere, nella speranza che vengano salvati.

Uno dei responsabili dell’iniziativa, Domenico Guarino, diffonde un comunicato stampa in cui si afferma la necessità di tornare alla realtà dei fatti, a scapito delle troppe narrazioni che tentano di negarla  “offendo una verità soggettiva, basata su paure e un millantato bisogno di sicurezza che vanno a costruire una percezione distorta della realtà che tenta di vanificarla, sostituirla, anche a costo della costruzione di un paradigma totalmente inventato” e, a proposito delle politiche di non accoglienza, si afferma “le politiche migratorie italiane ed europee stanno tradendo i principi cardine della civiltà giuridica dell’Unione Europea e stanno violando la base democratica sulla quale si fonda la pacifica convivenza di cittadini e cittadine.

È quindi proprio la Sicilia, dove si trovano i principali porti di approdo per le navi di soccorso sulle quali rifugiati e migranti economici cercano disperatamente di salire ogni giorno, la terra che per prima  e da sempre si fa carico dell’accoglienza.

È questa Sicilia a diventare lo spazio della reazione, il luogo in cui si cerca di far sentire la propria voce di “gente solidale, antirazzista, di tutti coloro che hanno a cuore la vita umana” come si legge in un volantino distribuito oggi dall’ Associazione 3 Febbraio (associazione nazionale antirazzista interetnica) durante la manifestazione.

L’associazionismo, dunque, ricorda a tutti che “soccorrere le persone che rischiano la vita, a terra come in mare, è un obbligo giuridico e morale. La solidarietà non è un reato”.