Effetto Rosatellum: il grande sconfitto è il principio di sovranità popolare
di Francesco Bertelli
A una settimana dalle elezioni del 4 marzo siamo alle solite: non c’è una maggioranza pura per formare un governo. Tutto è rimandato alle possibili o meno alleanze dei partiti. Ma al di là di questo resta un fatto conclamato: il potere, e quindi il sistema-Italia, quel sistema gattopardesco del cambiare tutto in modo che poi alla fine non cambi mai nulla, ci ha dato un ennesimo regalo che va contro i principi fondanti del nostro sistema costituzionale.
Una legge elettorale fatta apposta per non dare una maggioranza di governo, per mandare ulteriormente il Paese nel caos. Questo è il Rosatellum. Un tradimento puro e semplice della nostra democrazia. Si perché è inutile girarci intorno. L’appartenenza e il diritto della sovranità popolare sono due punti che rappresentano la base della nostra Carta.
Il fondamentale comma primo dell’art.1 infatti recita che la sovranità “appartiene” al Popolo che la “esercita” nella forme e nei limiti della Costituzione. Una sovranità che è unica e indivisibile e il popolo la esercita soprattutto attraverso la “rappresentanza politica” e attraverso anche istituti della cosiddetta “democrazia diretta” (leggi di iniziativa popolare o referendum). Infine viene esercitata anche attraverso la “partecipazione di tutti cittadini all’organizzazione economica e sociale del Paese”.
Nozioni di diritto costituzionale, queste, che ci servono per capire ancora di più come la sovranità e la rappresentanza siano valori fondamentali e inviolabili.
Il Rosatellum è un caso abnorme anche per le modalità in cui è stata partorita e che forse molti si sono scordati. Tra colpi di fiducia alla Camera e altre fiducie al Senato, alla fine anziché tutelare, tale legge ha finito per calpestare il potere sovrano del popolo.
Stesso discorso riguarda anche la soglia di accesso del 3% che ha impedito alle piccole formazioni politiche di avere voce in capitolo. Formazioni queste, il cui diritto di presentarsi alle elezioni è sacrosanto così come il diritto degli elettori di vedersi rappresentati da esse.
E vista la speranza vana di un pronunciamento della Corte prima del periodo elettorale, ci siamo trovati ad andare al seggio con questo mostrum giuridico.
Ma è opportuno elencare altri motivi che rendono questa legge elettorale peggiore del Porcellum. Prendiamo il caos dei collegi. I candidati hanno potuto iscriversi sia ai collegi uninominali sia in quelli plurinominali fino ad un massimo di cinque.. Nel ricorso presentato davanti alla Suprema Corte tale punto è stato definito come quasi ai limiti del paradosso: in sostanza questa procedura ha consentito ai vari candidati usciti dalla porta, di rientrare dalla finestra. Il tutto grazie al metodo proporzionale. Ma altrettanto folle è stata la previsione secondo cui se il candidato è stato eletto in più collegi plurinominali, viene proclamato eletto nel collegio nel quale la lista ha preso meno voti. Un’ulteriore violazione “del principio del voto diretto ed eguale.
Incidere in modo così massiccio sulle attribuzioni del Corpo elettorale e sulla sovranità popolare non si era mai visto in una legge elettorale. Vi è stata un invasione del Parlamento sull’effettivo Potere del Corpo elettorale, il cui rapporto è stato pregiudicato in maniera irreparabile e sarà recuperato soltanto quando verrà proposta una nuova legge elettorale che rispetti i fondamenti del Carta Costituzionale.
Infine anche i media, che ci hanno inculcato la storia che “è sempre meglio il meno peggio” (confrontando il Rosatellum con il Porcellum), dovranno cominciare a ricredersi, visto il rischio di stallo che si presenta in avvio di legislatura.
Tutto ciò può sembrare noioso e troppo tecnico ma certe leggi fatte con piedi – e nella fattispecie una legge elettorale fatta con i piedi (la norma più importante per garantire il principio democratico tra popolo e politica) – sono io specchio di un classe dirigente incapace di rinnovarsi e che per chiudersi a riccio nella sua ampolla di finta realtà, preferisce sacrificare la sovranità popolare.
E’ un tema troppo importante per essere trascurato e una riflessione seria sul perché nella nostra storia recente sia già la seconda legge elettorale che rischia l’incostituzionalità (manca solo un pronunciamento della Corte, visto che di profili incostituzionali il Rosatellum ne ha fin troppi) sarebbe opportuno farla.
E tale riflessione deve cominciare anche dal basso, dalla società civile che deve tornare ad interessarsi di politica e di diritti costituzionale troppo spesso violati e dimenticati. Sul perché il suo diritto di potersi eleggere i propri candidati è diventato un miraggio.
Altrimenti vale il detto secondo cui ogni popolo ha i politici che si merita.