Gran Sasso, per l’acqua a rischio dopo Balducci arriva un altro commissario

di Alessio Di Florio

Non c’è pace tra i monti. Per il Gran Sasso e la sua preziosa acqua, fonte di approvvigionamento idrico per centinaia di migliaia di abruzzesi e tra le più grandi d’Europa, possiamo parafrasare la saggezza popolare e la cinematografia. Una ricca fonte d’acqua, uno delle vette più importanti degli Appennini, un parco nazionale tra gli scrigni più ricchi di biodiversità. Potrebbe essere una storia idilliaca, di poesia e vita immersi nella natura. Invece, da almeno 3 lustri, siamo davanti a tutt’altro. Nel cuore della montagna convivono le gallerie autostradali di “Strada dei Parchi” (società facente capo all’imprenditore abruzzese Toto) e i Laboratori di Fisica Nucleare del Gran Sasso. L’Istituto Superiore di Sanità in una lettera del 2012 sostenne l’incompatibilità tra la captazione delle acque per usi idropotabili e le attività dei Laboratori del Gran Sasso. L’ISS contestò, nero su bianco, ”una generale non conformità della localizzazione dei locali e delle installazioni” dei Laboratori di fisica nucleare. Per l’Iss, due sono le alternative: o si riducono le attività dei Laboratori, o si deve evitare di prelevare l’acqua dal Gran Sasso. Nella lettera l’Iss contestò già 7 anni fa. Lo abbiamo già riportato in un articolo di due anni fa (http://heval.altervista.org/cosa-e-successo-allacqua-del-gran-sasso/ ) sulle emergenze idriche di settembre 2016 e maggio 2017.
Due anni dopo il quadro che si è delineato sempre più appare ogni giorno più desolante. E la sicurezza idrica appare ancora lontana. Così come tutti i dubbi e le incertezze sono sul tappeto. All’epopea del Borexino si è aggiunto un altro esperimento, il Sox. Clamorosamente mai realizzato dopo la rinuncia dei Laboratori per impossibilità del produttore russo della sorgente di realizzare il necessario generatore di antineutrini. Un generatore che doveva essere il cuore del progetto. Dopo le prime proteste degli ambientalisti e l’emergere delle fortissime criticità sulla sicurezza si era scatenato un polverone nazionale e internazionale. Il Sox sembrava dovesse essere una questione di vita o di morte per la scienza mondiale, chi ha provato a mettere in dubbio anche solo un aspetto della gestione dell’esperimento venne letteralmente lapidato dalla gogna mediatica. Criticare quel che si stava per compiere nel cuore del Gran Sasso divenne una colpa peggiore che bestemmiare in Chiesa durante la Messa. E, alla fine, hanno rinunciato perché il produttore della colonna del progetto non ha le capacità di costruire la colonna. Non c’è bisogno di ulteriore commento per capire il livello … Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua Pubblica, Stazione Ornitologica Abruzzese e Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso hanno reso noto che, nella documentazione del progetto, il rischio terremoti era scarsissimamente considerato. Secondo gli estensori, nel breve periodo dell’esperimento si poteva trascurare. Poche settimane dopo ci fu il terremoto che sconvolse il Centro Italia … Secondo l’Istituto nazionale di fisica nucleare il cilindro di tungsteno che doveva contenere la sorgente era indistruttibile e la resistenza certificata “ secondo studi rigorosi che sono stati svolti come previsto dalla legge e verificati dalle autorità competenti ”. La prova di resistenza – rivelarono gli ambientalisti – sarebbe stata realizzata simulando la caduta da 2 metri su un tappetino elastico di 11 centimetri. E in una di queste prove sarebbe stata riscontrata deformazione dell’anello di acciaio che tiene il tappo del cilindro di tungsteno.

Il rischio chiusura e l’aumento costante dei pedaggi

Le vicende di Strada dei Parchi e del Gran Sasso, dopo anni di persistente sottovalutazione, nel maggio scorso sembrava avessero finalmente conquistato l’attenzione nazionale. Ma così non è stato. Dopo poche settimane di riflettori tutto è tornato a spegnersi. Riflettori che si erano accesi dopo la paventata possibilità di chiudere le autostrade da parte della società di Toto. Alla fine, dopo una serrata trattativa tra il MIT e la Società, la chiusura non è avvenuta. Un secondo round di trattative, più recenti, hanno coinvolto la questione dell’aumento dei pedaggi. Un ulteriore rincaro, anche pesante, è stato congelato dopo questa ulteriore trattativa. Ma è una costante da tantissimi anni: le autostrade gestite dalla società di Toto sono tra le più care d’Italia, nonostante ormai ci siano persino limitazioni alla viabilità per lo stato dei viadotti (su cui, soprattutto dopo il crollo del ponte Morandi a Genova, si sono i riflettori anche della stampa nazionale). In risposta ad alcune criticità rese note dalla Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso, Strada dei Parchi ha risposto duramente che non c’è alcun rischio dallo stato delle autostrade. Eppure, come già ricordato, a maggio le voleva chiudere. Motivazione: evitare il rischio di reiterazione di rischi penali a carico del gestore. Riferimento, neanche troppo velato, al processo che inizierà a Teramo a settembre. Imputati per reati di inquinamento ambientale e getto pericoloso di cose Fernando Ferroni, Stefano Ragazzi, Raffaele Adinolfi Falconi (Infn); Lelio Scopa, Cesare Ramadori, Igino Lai (Strada dei Parchi); Antonio Forlini, Domenico Giambuzzi, Ezio Napolitani e Maurizio Faragalli (Ruzzo Reti). Ma, come sottolineato da Azione Civile Abruzzo e Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso, le contestazioni della procura non ha alcun nesso con la normale attività autostradale. Per Azione Civile la minaccia di chiusura è stata in realtà una “vergognosa minaccia”, espressione di una “tracotanza” a cui le istituzioni dovrebbero rispondere pretendendo sicurezza per i cittadini, la “riduzione dei costi alle stelle delle autostrade”. E preparandosi ad una possibile impugnazione della concessione – visto lo stato generale (la chiusura, almeno per ora, pare scongiurata ma ci sono state limitazioni alla percorrenza) – e in caso di effettiva chiusura.
“Forti criticità di tipo strutturale che vanno necessariamente risolte attraverso complessi ed articolati lavori e con un notevole stanziamento di fondi da parte degli enti preposti” è stata la conclusione della procura di Teramo a fine ottobre scorso. “Vent’anni fa il laboratorio fu sequestrato e furono stanziati 80 milioni di euro per effettuare tutta una serie di lavori che in realtà non sono stati fatti” la denuncia in conferenza stampa del procuratore capo Antonio Guerriero secondo cui “ad oggi i laboratori non sono adeguatamente impermeabilizzati e su 12 chilometri di galleria ne è impermeabilizzato uno solo”.
Il quadro delineato dalla Procura secondo la Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso ha fatto emergere “un inquietante fallimento di sistema”, che conferma anche la giustezza degli esposti della stessa Mobilitazione. “Nella documentazione – sottolineano gli ambientalisti – emerge addirittura lo stato di generale abbandono se non di degrado di alcune porzioni dei Laboratori, come il nodo B, proprio dove ci sono le captazioni. Sconvolgono letteralmente le plurime contaminazione dell’acqua da Cloroformio, puntualmente segnalate fin dall’inizio nei nostri esposti, e che, secondo la Procura, non possono che venire dai Laboratori. E poi l’impermeabilizzazione mancante con vere e proprie «cascate di acqua» a pochi metri dagli apparati sperimentali con migliaia di tonnellate di sostanze pericolose come Borexino e gli interventi commissariali, costati 84 milioni di euro, per gran parte incompleti e talvolta significativamente difformi da quanto progettato”. “Uno squarcio su una condizione estremamente grave che riguarda 700 mila persone, una grande infrastruttura come l’A24 e uno dei laboratori di fisica più grandi e importanti al mondo” lo ha definito Augusto De Sanctis del Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua Pubblica.

Arriva un nuovo commissario

Come già ricordato nel precedente articolo di due anni fa, nel 2003 l’allora governo Berlusconi proclamò lo stato di emergenza e nominò un commissario straordinario. La scelta cadde su Angelo Balducci, personaggio negli anni successivi protagonista della cronaca giudiziaria tra sequestri e condanne. Soprattutto per le vicende legate al G8 (poi mancato, in quanto spostato a L’Aquila) in Sardegna del 2009. Un commissariamento per il Gran Sasso, quello di Balducci, fortemente criticato e contestato. Le conclusioni del procuratore capo di Teramo, riportate in quest’articolo, fanno seguito a inchieste giornalistiche e accuse delle associazioni riportate nell’articolo di due anni fa. Eppure, di fronte all’attuale gravissima situazione, il governo ha deciso di nominare un nuovo commissario. Dopo un incontro col Governo il Presidente della Regione Abruzzo Marsilio ha annunciato che verrà nominato entro fine mese. Una decisione presa anche su impulso della società di Toto e il cui iter non era iniziato proprio nei migliori dei modi. L’11 maggio la Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso ha denunciato che, con la scelta del commissariamento, le Istituzioni hanno deciso di assecondare i desideri della concessionaria. Che, appena incassato il commissario, ha iniziato ad aumentare le proprie pretese. Soprattutto sul fronte finanziario. Perché i pedaggi sono tra i più cari d’Italia ma, secondo i dirigenti di Toto, la manutenzione e i lavori deve pagarli lo Stato. E, incredibilmente, la società sembra ottenere una posizione ancor più di forza dopo le contestazioni giudiziarie. “Ma dove si è mai visto – afferma indignata la Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso che un soggetto posto sotto accusa da una Procura per fatti specifici relativi alla normali precauzioni – a partire dai lavori di manutenzione – che avrebbe dovuto prendere nella gestione del tunnel rispetto alla qualità dell’acqua utilizzi ora proprio questo bene pubblico, l’autostrada, gestito a prezzo carissimo per gli utenti, nella propria strategia processuale di autodifesa scaricando tutte le conseguenze sui cittadini e sull’economia del paese?”. Le istituzioni, al contrario, affermano gli attivisti, non deve restare “ostaggio dei voleri del privato” ma alzare “la testa, considerato anche lo stato generale della manutenzione dell’infrastruttura affidata al privato”.