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Di Maurizio Sansone

Spesso ci chiediamo per quale motivo è più conveniente sostituire un oggetto piuttosto che ripararlo. Intanto per i costi. Il solo preventivo ormai è quasi sempre a pagamento, e poi perché i pezzi di ricambio sono supervalutati. Questo fenomeno ha un termine tecnico, si chiama obsolescenza pianificata. Ha scopi commerciali ovviamente, frutto del consumismo a cui ci ha abituati la pubblicità televisiva. Da alcuni decenni, ormai, c’è bisogno di modificare gli oggetti affinché abbiano una aspettativa di vita inferiore per poter vendere di più.

Uno degli esempi più antichi è quello dell’invenzione del nylon da parte dei ricercatori del colosso americano Dupont. Le calze costruite con questo nuovo materiale erano assai più resistenti ma la stessa Dupont, qualche anno dopo, impose ai suoi ricercatori di rendere quella fibra meno resistenze e arginare così il crollo delle vendite.

Ancora più antico, probabilmente è questo il primo caso di obsolescenza pianificata, è il “Cartello Phoebus", detto anche “Patto delle mille ore”, che fu sottoscritto dalle principali società per controllare la produzione e la vendita di lampadine elettriche. Risale al 1924.

In pratica si tratta di un patto per pianificare entro le mille ore la vita di una lampadina. Prima del ’24 le stesse lampadine potevano avere una durata assai più lunga.

Ne è testimonianza la cosiddetta lampadina a incandescenza della caserma dei pompieri di Livermore, una piccola cittadina della California, che è accesa ininterrottamente dal 1901, ben 116 anni. In realtà qualche volta la lampadina è stata spenta, ma solo per poche ore per qualche interruzione casuale di energia elettrica, con l’eccezione della durata di una settimana nel 1937 quando fu staccata per consentire dei lavori allo stabile che allora ospitava la caserma.

Accanto alla lampadina da guinness dei primati è stata applicata una piccola telecamera e tutti possono vedere, via web, l’incandescenza che dalla originaria potenza presumta di 30-60 watt è ridotta oggi ad appena 4 watt. Fu in questo modo che il 21 maggio del 2013 ci si accorse che la lampadina si era spenta a causa di un corto circuito del cavo di alimentazione. Bastò sostituirlo per farla nuovamente e fiocamente risplendere.

Non si pretende che ogni oggetto abbia una durata ultracentenaria come la romantica lampadina di Livermore, ma che per ogni oggetto si possa pianificare un’obsolescenza maggiore sì. In nome di un consumismo consapevole al posto del consumismo selvaggio dei nostri tempi.

 

Maurizio Sansone

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