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Bob Dylan, imprendibile come sempre.

Non ha rifiutato il Premio Nobel, anzi ha ringraziato, ha scritto di essere onorato e di essere rimasto senza parole quando lo ha saputo ma che non può andare perché il 10 dicembre ha già degli impegni…

Qualcuno ha parlato di arroganza, altri di snobismo o di superbia, di senso di superiorità (ne avrebbe anche motivo a voler ben vedere).

Credo però che la questione sia molto più complessa e credo che abbia poco a che fare con arroganza o snobismo.

Dylan sfugge da una vita all’essere “trafitto come una farfalla”, all’essere cristallizzato in una qualsivoglia dimensione o icona.

La sua vita parla da sé. Dal passaggio plateale dal folk al rock sul palco del Festival di Newport che scandalizzò chi lo vedeva solo come il cantante folk di protesta, dal fatto che non esegue in concerto mai una canzone nello stesso modo rendendole tutte irriconoscibili, scontentando gli “inseguitori di miti” che rimangono delusi.

E ancora dal fatto che su Youtube non troverete una canzone di Dylan che non sia dal vivo oppure riprodotta in maniera non ufficiale.E anche dal suo dedicarsi ultimamente a cimentarsi con canzoni di Frank Sinatra.

Consiglio la visione di quel capolavoro di film che è “I’m not there“in cui diversi attori interpretano la parte di Dylan, anzi ognuno interpreta una delle molte facce del caleidoscopio Dylan (Cate Blanchett, una donna che meglio di tutti riproduce Dylan, Richard Gere e molti altri). Si capirà molto di più della psicologia dylaniana.

Dylan si è reso conto fin da subito che sarebbe diventato un mito ed è sempre sfuggito al pericolo di farsi schiacciare da esso.

Figuriamoci se vuole evidenziare troppo addirittura un Nobel per la Letteratura.

Lo farà ma col tempo e con discrezione e soprattutto a modo suo.

“I’m not there” (Io non ci sono) questo è lo sfuggire di Dylan, il non farsi trovare mai dove uno se lo aspetta.

Bob Dylan (suo vero nome perché ha cambiato ufficialmente all’anagrafe il vecchio nome Robert Zimmerman) vuole essere un uomo, non un mito e lo fa in maniere anche bizzarre come quando, qualche anno fa, fu fermato dalla Polizia mentre si aggirava in una zona residenziale per vedere le case di altri suoi “colleghi miti”.

La poliziotta, vedendo quell’uomo con capelli lunghi, vestiti trasandati e cappellaccio in testa aggirarsi tra le case, scese dall’auto, lo fermò e gli chiese le generalità.

“Sono Bob Dylan” rispose.

E la poliziotta, guardandolo con sufficienza, replicò:“Sì, e io sono Marilyn Monroe”.

 

Gian Luigi Ago

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