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di Roberto Palumbo 
 
Ci avevano detto che se avesse vinto il No sarebbe stato il panico, che i mercati sarebbero crollati, che lo spread sarebbe schizzato alle stelle, che dall’Italia sarebbe partito uno tsunami che avrebbe travolto l’Europa e il resto del mondo.
 
Non è successo. L’arma della paura non ha funzionato, il popolo sovrano non si è fatto intimidire. Ha detto No alla riforma costituzionale Renzi-Boschi ma soprattutto ha detto No alle politiche di Matteo Renzi.
 
E i mercati non sono crollati: le borse europee hanno iniziato la settimana post referendum tutte col segno più, trainate da Francoforte.
 
Piazza Affari ha aperto in ribasso ma ha subito azzerato le perdite e virato al rialzo, nella scia degli altri listini. Persino una banca come il Monte dei Paschi, per la quale si paventava un inevitabile crollo in caso di sconfitta del governo, ha sostanzialmente tenuto, pur tra inevitabili segnali di nervosismo. Quanto allo spread tra Btp e Bund, ha registrato una fiammata iniziale ma poi si posizionato non lontano dai 162 punti base di venerdì pomeriggio.
 
Il tutto senza che sia dovuta intervenire la Bce: “Per ora non l’abbiamo vista, il mercato sta andando sulle sue gambe”, ha detto in mattinata alla Reuters un trader di una delle principali banche italiane. “Il mercato guarda a cosa fanno le banche, fa un po’ di su e giù ma resta su livelli accettabili”, ha quindi aggiunto.
 
Insomma, c’è nervosismo ma lo scenario catastrofico paventato in modo strumentale nei mesi scorsi per sostenere il Sì non si è tradotto in fatti. Evidentemente anche i mercati hanno subito archiviato Renzi...
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