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Nella sinistra italiana ci sono posizioni, per ora probabilmente ancora minoritarie, ma che stanno portando avanti un lavoro di elaborazione per un’uscita, da sinistra, dalla moneta unica.

E’ il caso di Stefano Fassina, tra i fondatori di Sinistra Italiana al congresso di Rimini di qualche settimana fa. Anche all’interno del neonato partito la posizione di Fassina è minoritaria, tanto che un suo emendamento alle tesi congressuali che impegnava il partito sulla strada di una uscita “soft” dalla moneta unica è stato respinto. Ma l’orizzonte resta quello. “Non so se l’idea di Spinelli e Rossi fosse esattamente la stessa ma dobbiamo prendere atto che oggi l’euro è un fattore distruttivo della cooperazione tra i popoli”.

E, dunque, che fare?

“E’ necessario un superamento dell’euro, una moneta fondata sulla svalutazione del lavoro. Mi spiego meglio. I trattati europei sono retti da principi intimamente contraddittori con la nostra Costituzione. I primi si fondano sulla concorrenza e sulla stabilità dei prezzi, la nostra Carta, invece, si fonda sull’utilità del lavoro. E’ assolutamente illusorio e irrealistico pensare di recuperare e risolvere la contraddizione attraverso una modifica dei trattati. Le condizioni politiche, le posizioni di tanti popoli europei non sono conciliabili con una revisione progressiva, in sintonia con una Costituzione fondata sul lavoro”.

E quindi?

“E quindi dobbiamo prendere atto che è stato un errore storico molto rilevante la moneta unica, e lavorare a un superamento cooperativo e ricostituire alcune funzioni fondamentali per lo stato nazionale che ovviamente non ci dà la possibilità di tornare al Bretton Woods del dopoguerra, ma ci dà qualche leva per evitare di agire soltanto sulla svalutazione del lavoro. Dunque un’Europa che si ricostruisce attraverso la cooperazione tra stati nazionali”.

Che tipo di cooperazione?

“Stiamo lavorando da oltre un anno con tanti settori della sinistra europea per un superamento cooperativo della moneta unica. Lo abbiamo chiamato Piano B. Una rivitalizzazione dell’Unione europea come cooperazione tra stati nazionali che recuperano funzioni fondamentali”.

A che punto siete arrivati?

“E’ una elaborazione in corso ma, come dicevo, non siamo soli. Con noi lavorano tanti settori della sinistra europea. L’11 e 12 marzo faremo un convegno a Roma in occasione del sessantesimo anniversario dei trattati ed entreremo nel merito di come si può superare in via cooperativa l’euro. Cioè senza traumi”.

Una strada difficile. Quali sono gli errori da evitare?

“Dobbiamo innanzi tutto evitare che la cultura inerziale della sinistra associ il superamento della moneta al nazionalismo e alle derive autarchiche. Restiamo profondamente segnati da una cultura internazionalista che è diversa dal cosmopolitismo tipico delle sinistre e dalla condivisione della moneta. Vogliamo e dobbiamo evitare che le sofferenze economiche e sociali di tanta parte dei popoli europei abbiamo come interlocutori soltanto le destre”.

 

Maurizio Sansone

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