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Di Angelo Fontanella

Qualche giorno fa il Parlamento europeo ha dato il via libera al Ceta, l'accordo di "libero scambio" tra il Canada e l'Unione Europea. Con 408 voti favorevoli, 254 contrari e 33 astensioni a Strasburgo è stato ratificato il Comprehensive Economic and Trade Agreement. Prima di entrare in vigore, l’accordo dovrà essere approvato anche dai parlamenti nazionali e regionali dei 28 Stati membri, per un totale di 38 assemblee (difficile che qualcuno di questi non lo ratifichi anche se Grecia e forse Portogallo potrebbero avere i numeri per opporsi) e dal parlamento canadese.

I negoziati che hanno portato al CETA sono durati cinque anni, dal 2009 al 2014. L'Ue è per il Canada il secondo partner commerciale dopo gli Usa e rappresenta quasi il 10% del suo commercio estero. Un rapporto non proprio alla pari, visto che per l'Europa, il Canada si trova al dodicesimo posto nella classifica dei rapporti commerciali. Il volume degli scambi di merci, ha raggiunto nel 2015 il valore di 53 miliardi di euro l'anno, mentre Ue e Canada hanno uno scambio di 28 miliardi in servizi. La Commissione europea stima con il Ceta un aumento di ben 12 miliardi l'anno negli scambi commerciali. Il Ceta unirà quindi circa 35 milioni di canadesi e 510 milioni di europei in unico spazio commerciale.

Tra i punti salienti dell'accordo figurano la cancellazione di circa 9 mila tariffe, l'eliminazione del 99% dei dazi entro 7 anni dall'entrata in vigore, sui prodotti industriali e sulla quasi totalità dei prodotti agricoli ed alimentari. Le importazioni dal Canada dovranno essere conformi alle disposizioni europee in materia di prodotti e non interesserà quelli sensibili come la carne di bovino e di maiale canadesi esportati nei paesi della Ue. Per le imprese europee potrebbero  aumentare le quote di accesso agli appalti pubblici in Canada, in settori come le telecomunicazioni, l'energia, i trasporti.

Una delle questioni più controverse  come per il Ttip, è il tradizionale meccanismo per le controversie tra investitori e Stati fondato sugli arbitrati privati, che sarà sostituito da un nuovo sistema giudiziario esclusivamente a tutela degli investitori. E' il meccanismo che ha consentito per esempio alla multinazionale del tabacco Philip Morris di agire contro l'Uruguay per la sua politica contro il tabagismo e al gigante minerario Oceanagold di portare dinanzi alla giustizia il governo di El Salvador che gli aveva negato un permesso di esplorazione per motivi ambientali. Proprio per le perplessità che suscitavano gli arbitraggi privati, si è stabilito che saranno Ue e Canada a scegliere i 15 giudici dell'ICS, Investment Court System ed è stata introdotta la possibilità di appello. 

E'abbastanza facile capire che il Ceta sia l'ultimo in ordine di tempo degli accordi antidemocratici e supino alle multinazionali calato dall'alto. Tant'è che i movimenti di sinistra e no-global hanno criticato l'accordo innanzitutto perché ancora una volta i negoziati sono avvenuti all'oscuro dei cittadini europei. L'accordo prevede che le multinazionali che si ritengano penalizzate da una qualche decisione da parte di uno Stato (decisione diversa rispetto le condizioni stabilite nell'intesa iniziale) possano cercare una soluzione alla controversia con una conciliazione o un arbitrato che, come stabilito dal trattato, dia ragione a loro. A schierarsi contro, per ora, solo il Parlamento regionale belga della Vallonia; l'ambito che ha destato maggiori tensioni è stato ovviamente proprio quello degli arbitrati. 

 

Così mentre le manifestazioni popolari si sono concentrate contro il Ttip che sembra essere stato accantonato, ecco che passa il suo omologo. Perché di questo si tratta, l'ennesimo grande favore che questa Europa delle banche e dei potentati fa alle grandi multinazionali, permettendo loro di avere ancora più potere e di imperversare nel martoriato territorio europeo a spese come sempre di cittadini (che si vedranno recapitare merci sempre più scadenti e dannose) e piccole imprese. Secondo studi effettuati, grazie al Ceta il Pil europeo aumenterà solo dello 0,2%. Come previsto hanno votato favorevolmente all'accordo il partito popolare europeo e il partito socialista europeo, mentre ad opporsi sono stati lepenisti, verdi e la sinistra europea del Gue. 

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