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Allargare il benessere all’umanità, serve governare, non impedire il fenomeno irreversibile dell’immigrazione
 
Nel momento in cui scrivo è stato appena pubblicato il terzo dei cinque blocchi del focus che abbiamo organizzato per provare a capire meglio, e sotto un punto di vista che non sia quello ortodosso, il fenomeno del terrorismo. A ora, quando siamo ad appena metà del nostro lavoro, abbiamo superato le 3000 visualizzazioni.
 
Un successo che ci spinge a pensare che, forse, l’impegno che abbiamo messo in questa avventura, è stato proficuo e positivo. Ragioneremo se estendere questo tipo di iniziativa anche ad altri settori, penso alla scuola, alla sanità, alla crisi economica.
 
Abbiamo letto qualche centinaia di articoli e visto lo stesso numero di video, la selezione non è stata facile anche se l’obiettivo, come ha spiegato bene il presidente del movimento Antonio Ingroia nell’articolo che ha aperto questa iniziativa stamattina (e che al momento risulta l’articolo più letto della giornata) era quello di non omologarsi all’informazione dei media classici, giornali e televisioni e, allo stesso tempo, di offrire uno spazio di controinformazione.
 
La percezione che abbiamo del fenomeno terroristico, grazie anche alle allampanate analisi di alcuni opinionisti nostrani, è che vi sia l’occidente sotto attacco dell’Islam. E se a mettere le cose nel loro giusto ordine ci deve pensare Maurizio Crozza (perché ci sono comici e comici) vuol dire che siamo messi davvero male. Crozza ci ricorda, semplicemente, che i terrorismo dell’Is colpisce al 95% persone, in prevalenza donne e bambini, di religione musulmana. Pensare che questa sia una guerra di una religione contro un’altra, di un modello sociale contro un altro, è quello che vogliono far credere ed è quello credono i (per fortuna ancora) pochi kamikaze che vanno in giro a farsi ammazzare compiendo stragi disumane.
 
Questo è quello che provano a indurre i signori della guerra, i venditori di armi, i senza scrupoli della politica che su queste tragedia costruiscono una tragedia, da Marine Le Pen a Salvini a Trump che rischia di diventare il peggior paladino della nuova ideologia della guerra al diverso.
 
Un’infografica che abbiamo riportato da un articolo del sito “lettera43”, di appena tre giorni fa a cura di Alberto Bellotto, ci ricorda che a fronte di poco più di 800 vittime in Europa dall’inizio del 2015 a oggi, nelle sole Siria e Iraq, solo per contare i due paesi più martoriati, sono morti quasi 20000 civili, un numero 25 volte maggiore. Per non dire degli altri scenari di guerra, Afghanistan, resto del Medioriente, Africa.
 
Da una città come Aleppo, in Siria, completamente rasa al suolo, come una moderna Guernica, non si può fare altro che scappare. Il fenomeno della migrazione, allora, non si può fermare in nessun modo perché chiunque preferisce rischiare la morte in mare piuttosto che essere sicuro di essere ucciso dentro casa per un bombardamento.
 
Il fenomeno dell’immigrazione da questi Paesi non può essere fermato, ma se vogliamo davvero che il terrorismo si attenui fino a scomparire, l’immigrazione va governata, possibilmente con un tipo di integrazione diversa da quella attuata finora, di ghettizazione, penso alle banlieu francesi.
E non è buonismo di accattonaggio.
 
Qui il discorso diventa maledettamente serio e investe il modello di società e di sviluppo che abbiamo la possibilità di costruire nei prossimi 100 anni. .
La società del capitale si sta trasformando e va in una direzione se è possibile peggiore di quella di 10 o 30 anni fa. Il capitalismo finanziario è il principale responsabile delle crisi economiche e belliche e sta creando una guerra tra poveri.
 
Tra poveri veri, dalle periferie del mondo, e nuovi poveri che con lo stesso lavoro ieri guadagnavano 100 e oggi 30. Mettersi insieme e combattere i nuovi signori del mondo, spesso nascosti dietro holding nei paradisi fiscali, senza un nome e un cognome di riferimento,  è troppo complicato. Meglio fare la guerra tra noi.
 
È più comodo e non disturba i manovratori che hanno creato questa situazione con scientificità assoluta. L’impresa straordinaria del nuovo capitale finanziario è stata quella di metterci gli uni contro gli altri grazie a un tam tam roboante amplificato dai media ma grazie anche al lavoro instancabile di chi, come le nuove destre europee, induce a vedere il diverso come l’elemento socialmente pericoloso.
 
Nella praticamente totalità dei casi, invece, quel diverso è semplicemente un padre o una madre di famiglia che scappa da una guerra alla ricerca di una nuova vita, di un lavoro, un tetto e a volte di una stanza in cui pregare il proprio dio. Certo, esistono delle differenze culturali, ma è proprio per questo che il lavoro di integrazione dovrà avvenire nei prossimi 100 anni. Già oggi moltissimi immigrati di seconda o di terza generazione ce l’hanno fatta, parlano milanese, romanesco, napoletano e palermitano.
 
Alzare muri o steccati per difendere quel che è rimasto del nostro benessere non farà altro che acuire lo scontro. O il benessere lo allarghiamo a tutta l’umanità o continueremo a vivere nel terrore: tertium non datur.
Maurizio Sansone (responsabile Comunicazione di Azione Civile)
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