FacebookTwitterRSS Feed
CPR certification onlineCPR certification onlineCPR certification online

di Tiziano Grottolo

Molte cose potrebbero cambiare per gli assetti geopolitici del Medio Oriente dopo il 25 settembre, quando la Regione Autonoma del Kurdistan (KRG) sarà chiamata a votare per decidere se rimanere una regione autonoma all’interno dell’Iraq o se affrancarsi definitivamente da Baghdad e diventare uno Stato indipendente. L’annuncio è stato fatto nei giorni scorsi da Masoud Barzani l’attuale presidente della Regione Autonoma del Kurdistan. Il governo iracheno, che in un primo momento non si era espresso in merito, si è recentemente detto contrario a questa iniziativa, pertanto non è dato sapere se l’esito del referendum sarà riconosciuto dal governo di Baghdad e se avrà valore legale.

Di certo, in caso di vittoria Barzani ne uscirebbe ulteriormente rafforzato ma potrebbe perdere un vecchio amico, il presidente turco Erdoğan, che durante un’ intervista per la tv turca si è dichiarato contrario affermando che questa iniziativa mina l’integrità territoriale dell’Iraq. Erdoğan ha poi concluso dicendo che lo svolgimento di questo referendum non è nell’interesse di nessuno. Anche in Iran pare che questa notizia non abbia raccolto adesioni entusiastiche. Infatti se il referendum fosse confermato costituirebbe un precedente pericoloso per Iran e Turchia dal momento che anche all’interno dei loro territori vivono milioni di curdi. In Turchia sono tra i 15 e 20 milioni e rappresentano il 20% della popolazione, mentre in Iran i curdi sono tra i 6 e gli 8 milioni, pari ll’8%.

Come spesso accade quando si parla di Medio Oriente, il quadro geopolitico, formato da una fitta trama di alleanze ed inimicizie incrociate, è estremamente complesso. La Regione Autonoma del Kurdistan attualmente è governata da una coalizione formata dai due principali partiti, il Partito Democratico del Kurdistan (KDP) e l’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK). Quest’ultimo però è stato superato nelle elezioni del 2013 dal Movimento per il Cambiamento (Gorran) che si propone ora come principale forza di opposizione. I tre principali partititi della KRG perseguono obiettivi diversi e nel tempo hanno stretto alleanze diverse, tanto che, sebbene governino assieme, KDP e PUK adottano approcci diversi nei confronti della Turchia e di conseguenza nei confronti del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) e della sua emanazione siriana Partito dell’Unione Democratica (PYD). Il partito di Barzani ha stretto importanti relazioni, anche commerciali, con la Turchia di Erdoğan e ha più volte contrastato l’azione del PKK, che controlla delle basi sulle montagne della KRG spesso bombardate dall’aviazione turca. Al contrario, il PUK guidato dall’attuale primo ministro della KRG, Barham Ahmed Salih, tiene contatti più stretti con PKK e PYD oltre che con l’Iran di Rohani. Va detto poi come il Partito Democratico del Kurdistan (KDP) sia un partito strettamente legato al clan della famiglia Barzani, si potrebbe dire a conduzione famigliare: l’attuale presidente della KRG, Masoud Barzani, vero leader del suo partito, ne ha ereditato la guida dal padre Mustafa, mentre il nipote Nechervan Idris Barzani ha ricoperto la carica di primo ministro nella precedente legislatura e attualmente guida il gruppo parlamentare del KDP. Il Movimento Gorran invece ha preferito non aderire all’invito di Barzani per partecipare ad una riunione aperta alle altre forze politiche in vista del referendum.

Le prossime elezioni per il governo regionale della KRG dovrebbero tenersi nel 2017 e questa potrebbe essere una delle chiavi di lettura della situazione: la mossa di Barzani potrebbe rappresentare un tentativo di rafforzarsi in vista di queste elezioni e cercare di svincolarsi dalla scomoda alleanza con il PUK di Salih. Tra i due partiti non scorre buon sangue e negli anni Novanta combatterono anche una sanguinosa guerra civile. Se il KDP conquistasse la maggioranza assoluta, Barzani potrebbe farsi rieleggere presidente: il suo mandato è scaduto nel 2015 ma, dal momento che il parlamento non ha trovato un accordo, Barzani ha potuto mantenere la carica. Inoltre Barzani ha spiegato che anche nelle amministrazioni di Kirkuk, Maxmur, Xaneqin e Shengal si voterà per il referendum, queste zone però dipenderebbero dal governo iracheno anche se di fatto sono amministrate dai curdi che le hanno strappate all’ISIS. Questo potrebbe essere uno stratagemma per legittimare l’annessione di queste aree alla Regione Autonoma del Kurdistan.

Resta poi aperta la questione con Baghdad. Pur dicendosi contrario a questo referendum, infatti, il governo iracheno non ha messo in atto nessun tipo di boicottaggio nei confronti della KRG, sapendo di non poter far a meno della forza militare dei peshmerga curdi, che furono i primi a bloccare l’avanzata dell’ISIS in Iraq, evitando di fatto la capitolazione del Paese, e che  ora, assieme all’esercito regolare iracheno e alle milizie sciite sostenute dall’Iran, stanno cingendo d’assedio la capitale dell’ISIS in Iraq, Mosul, che potrebbe capitolare a breve.

Un vecchio adagio recita “il nemico del mio nemico è mio amico” ciò si adatta particolarmente bene ai rapporti che intercorrono tra le varie realtà mediorientali. Quelli che oggi sono amici dopo il 25 settembre potrebbero diventare i nuovi nemici. Non è dato sapere se quello di Barzani sia solo un tentativo di prendere tempo per studiare un piano per farsi riconfermare alla presidenza, oppure al contrario, se intenda davvero andare fino in fondo e lavorare per ottenere l’indipendenza della KRG. Al momento le certezze non sono molte ma quel che è certo è che nel momento in cui il referendum dovesse tenersi regolarmente, i favorevoli all’indipendenza sarebbero la stragrande maggioranza, inoltre molti dei rapporti diplomatici tra i vari paesi cambieranno con risultati del tutto imprevedibili.

e-max.it: your social media marketing partner

Area Riservata

Eventi

Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
Testata in attesa di registrazione presso il tribunale Roma Direttore e fondatore Antonio Ingroia Redazione: via Calabria 56, Roma Indirizzo mail: Redazione@lagiustizia.info