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Di Vincenzo Musacchio*

Una delle poche speranze che ci restano nella lotta alle mafie è l’impegno dei nostri giovani nella ricerca della verità e nella costruzione di una società più giusta, libera dai condizionamenti mafiosi, dove le persone oneste e il bene comune siano garantiti dallo Stato. Per ora è solo un’aspettativa, fondamentalmente giusta ma poco efficace poiché, proprio mentre scrivo quest’articolo le mafie corrompono, riciclano, investono legalmente le loro immense risorse economiche. Aprono centri commerciali, pizzerie, bar, alberghi, gioiellerie, complessi turistici e ogni genere di attività economico-imprenditoriale redditizia. Usano prestanomi integerrimi e i loro investimenti producono ricchezza e lavoro, dunque, il nuovo meccanismo criminale funziona molto bene. Guadagnano e creano consenso sociale poiché le bocche da sfamare in tempi di crisi sono tante. Mafia, camorra e ndrangheta, con le complicità politiche si trasformano in vere e proprie imprese commerciali con tutte le carte in regola.

Lo Stato nel frattempo dov’è? I veri servitori dello Stato che si sono sacrificati per combatterla, sono tutti morti perché lo Stato, o meglio i suoi governanti, non hanno voluto la lotta alle mafie ma hanno preferito la connivenza. Per un’azione incisiva ed efficace serve un ingrediente che in Italia non si trova: la volontà politica. Una “ricetta miracolosa” per estirpare il cancro delle mafie ovviamente non esiste. Esistono però leggi, forse troppe, che devono essere applicate e altrettante che dovrebbero essere create. Riguardano l’economia, l’evasione fiscale, la corruzione, il settore bancario, quello del lavoro, tutti contesti in cui la criminalità organizzata regna sovrana. Finora le mafie hanno ucciso tutte quelle persone che lo Stato ha abbandonato.

La “trattativa” ha funzionato e sembra funzionare ancora, anche se ogni tanto richiede qualche azione dimostrativa. Questo è quello che le mafie vogliono ed è quello che gli stiamo servendo su un piatto d’argento. Il carcere duro per pochi boss ormai privi di potere è un prezzo che pagano volentieri sperando in qualche concessione che alla fine arriva. Non è più tollerabile ascoltare promesse e appelli all’antimafia da chi non sta facendo nulla o, addirittura è complice o colluso.

La vera lotta alla mafia dovrà essere una nuova “lotta di liberazione” civile per sconfiggere un nemico, penetrato ovunque, che non solo danneggia la nostra economia, ma ci espropria delle nostre libertà. I cittadini, i politici onesti e le imprese sane, dovranno impegnarsi a fare ciascuno la propria parte, per tentare, almeno, di dare un migliore futuro alle nuove generazioni. È un processo di “decontaminazione” che purtroppo la gente vede come un’illusione e che potrà trovare compimento solo se sarà avviato da una classe politica non compromessa e con le mani pulite. Sfortunatamente nessuno ha interesse e coraggio a proporre una simile operazione che richiede una “mobilitazione” nazionale di tutti i settori dello Stato e dell’intera società civile. Diceva bene Giovanni Falcone: “…quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è, allora, che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare”.

 

*Giurista e direttore scientifico della Scuola di Legalità “don Peppe Diana” di Roma e del Molise

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