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Di: Enza Galluccio*

Giuseppe Lombardo è procuratore aggiunto a Reggio Calabria, impegnato da tempo nella lotta alla mafia. Lo incontriamo a Palermo in occasione di un convegno per commemorare la figura di Paolo Borsellino a 25 anni dalla strage di via D’Amelio.

Dottor Lombardo, due anni fa lei era qui a Palermo e mi aveva parlato, per la prima volta, dei sistemi criminali integrati. Oggi ci dice che le cose stanno andando avanti, a che punto siete arrivati?

Intanto abbiamo raggiunto dei risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Ci sono dei processi che stanno celebrando proprio quell’evoluzione delle mafie che noi avevamo intuito ma non eravamo ancora riusciti a dimostrare. Questo significa che il percorso intrapreso è assolutamente virtuoso, e sono sicuro che si arriverà poi a dimostrare, in sede giudiziaria, che cos’è un “sistema criminale” di tipo mafioso “allargato, integrato, circolare” che, ovviamente, ruota attorno a figure che finora sono state considerate esterne rispetto alle mafie, che invece “esterne” non sono.

C’è un filo che unisce il lavoro della magistratura siciliana con quella calabrese. Secondo lei è necessaria una maggiore collaborazione?

La collaborazione c’è ed è efficace. È complicato, ovviamente, tornare a ritroso di molti anni per ricostruire vicende… complesse, che possono avere spiegazioni alternative, ma che nel nostro lavoro devono essere ricondotte ad un filo conduttore che poi ci consenta di arrivare a sentenze inattaccabili.

Lei ci ha detto che per quel che riguarda la ‘ndrangheta siete dovuti partire da zero, cioè è un sistema criminale che si differenzia da quello tipico siciliano. Si nascondeva bene la ‘ndrangheta?

Si è nascosta sempre molto bene. Se non siamo stati in grado di raccogliere subito quelli che erano i segnali che, invece, la rendevano un’organizzazione diversa rispetto a quella che era stata ricostruita anche in sede giudiziaria, siamo riusciti col lavoro degli ultimi anni a colmare una serie di lacune. Oggi siamo assolutamente fiduciosi di poter arrivare oltre, quindi andare a colpire il cervello dell’organizzazione e, soprattutto, il suo ruolo in quel sistema più ampio di cui parlavamo prima.

La ‘ndrangheta è più al sud o al nord?

La ‘ndrangheta è un’organizzazione ramificata a livello mondiale. In questo momento è la mafia più grande, più estesa, più ricca. Soprattutto è quella più inserita in certi circuiti finanziari che danno la misura vera del potere reale. È una mafia potente, è una mafia che in questo momento riesce a disporre di capitali ingenti e, quindi, riesce ad entrare nei centri nevralgici del sistema mondiale. È un operatore di mercato. Non è facile, ovviamente, contrastarla per la sua estensione, ma ormai siamo arrivati ad un punto tale di conoscenza che nessun risultato è davvero precluso.

 

*Autrice di testi sulle relazioni tra poteri forti e mondo criminale

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