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di Enza Galluccio, autrice di testi sulle relazioni tra poteri forti e criminalità organizzata.

Durante l’udienza di qualche giorno fa al processo sulla trattativa ha deposto Giuseppe Lipari, l’uomo d’affari e consigliere di Provenzano.

Considerato quasi un braccio destro del boss, era già stato sottoposto a interrogatori nel 2002 all’allora procuratore Piero Grasso che non lo aveva ritenuto attendibile. Era poi stato arrestato nel 2007, ma si era mantenuto in silenzio  dal 2010 fino ad oggi.

Ora, di fronte al pm Di Matteo, riconferma quanto già dichiarato nel 2002. Sostanzialmente i punti salienti della sua deposizione riguardano innanzitutto i rapporti tra le iniziative dei Carabinieri in merito alla trattativa e uomini delle istituzioni.

Tutto confermato. Non era un’iniziativa personale degli uomini del Ros, non poteva esserlo. C’erano indicazioni e direttive dall’alto che Lipari definisce “entità superiori”… parola di Provenzano!

Lipari, inoltre, ripete che Binnu  [Provenzano, n.d.r.]faceva riferimento a uomini dei servizi segreti, come aveva già dichiarato nel lontano 2002.

Anche il famoso“papello”, ultimamente rimesso in dubbio, era autentico. Quel documento proveniva da accordi tra  i vertici mafiosi in risposta alla richiesta di Vito Ciancimino il quale, avendo avuto contatti con quei Carabinieri, si era apprestato a riferire a Cinà (medico di fiducia del boss Provenzano) che questi uomini dello Stato proponevano una trattativa per “far finire queste stragi” e volevano sapere che cosa intendevano chiedere in cambio.

Da qui la lettera contenente le 12 volontà dei mafiosi consegnata a Cinà da Riina e riportata a Ciancimino …

 In quella occasione il boss corleonese aveva precisato che quel documento era stato scritto a più mani.

Infine si parla degli accordi politici. Lipari racconta del passaggio dai contatti con la DC a quelli con il PSI. Nel particolare riferisce di aver saputo da Riina che Berlusconi era un “aggancio” per giungere a Craxi.

Dopo questo passaggio, secondo il “consigliere”, comincia a circolare la voce di una nuova forza politica. In merito a questo nuovo partito, nella sua precedente deposizione, aveva fatto riferimento agli anni ’92 e ’93. Oggi afferma con disinvoltura: “Era risaputo da tutti. Se ne parlava nell'ambiente della mafia. Si sapeva che la discesa in campo di Berlusconi era sicuramente preceduta da tante riunioni dove l'ideologo era Dell'Utri. Lo dicevano tutti e lo pensavo anch'io”.

Dunque da Giuseppe Lipari un bella rinfrescata di memoria per tutti, in questi giorni di accanimenti di ogni genere e scarsa attenzione verso questi fatti che hanno segnato e, ancora oggi, segnano la storia di questo Paese.

 

 

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