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DI Enza Galluccio, autrice di testi sulle relazioni tra poteri forti e criminalità organizzata

Udienza  del 25 novembre 2016.

Se qualcosa di rilevante emerge da quest’udienza è sicuramente da cogliere all’interno della fortissima tensione che si genera durante la mattinata.

Il primo teste è il colonnello Massimo Giraudo che si è occupato delle  “trame nere” durante le indagini sulle relazioni tra lo Stato e la mafia.

Il presidente della Corte d’Assise è molto teso per il clima surriscaldato e sospende l’udienza più volte.

Sono in troppi a gridare.

L’avvocato di Mori e De Donno grida contro la violazione dei diritti della difesa, dopo un’obiezione del Presidente su un passaggio di carte tra avvocati per formulare una domanda.

Riceve subito “sostegno” da Cianferoni, avvocato di Riina e Bagarella.

Quest’ultimo si lascia andare ad esclamazioni personali, e vien da chiedersi se sia davvero il nervosismo a generare le parole o se le parole stesse abbiano avuto bisogno di quel clima per poter essere pronunciate.

Da Parma, l’avvocato afferma che questo Paese è sotto ricatto da 80 anni, fomentando così l’irritazione del pm Di Matteo che, a quel punto, chiede chi sia l’autore di tale ricatto.

L’invito gridato è quello di guardare “oltreoceano” piuttosto che tormentare un Riina, suo assistito, costretto su una barella. Scatta la prima sospensione dell’udienza.

Durante l’interrogatorio di Giraudo ci si blocca sul trinomio Moro, Mori, Morucci [ ex capo delle Br che sparò contro la scorta di Aldo Moro, n.d.r.]. Sembra un gioco di parole, ma l’argomento è estremamente delicato e  si collega all’allontanamento di Mori dal Sid e la sua successiva ricomparsa il giorno del sequestro dello Statista, in via Fani. Anche qui non mancano commenti personali da parte di Cianferoni.

A questo punto, incalzato dal pm Tartaglia, Giraudo ammette che ancora oggi ci sono rapporti tra questo ex brigatista con Mori e De Donno, e sono strette relazioni di lavoro … L’avvocato Milio ribatte che queste affermazioni non sono dei fatti, ma solo dei riferimenti alle persone. Ancora tensione che esplode.

Nella seconda parte dell’udienza c’è il controesame sulle dichiarazioni di Giuseppe Lipari, relative all’udienza di ieri [24 novembre 2016, n.d.r.].

Quasi tutti rappresentanti della difesa contestano alcune presunte contraddizioni tra le dichiarazioni del 2002 date davanti Piero Grasso, quelle successive del 2009, e quelle attuali.

C’è ancora molta tensione tra l’avvocato Cianferoni e il pm Di Matteo. Il Presidente sospende ancora l’udienza.

Dopo qualche minuto si riprende: “Per quanto a sua conoscenza il Riina è stato arrestato per questa trattativa?”chiede Cianferoni, Lipari risponde: “io non lo so”.

Gli si chiede anche se il maresciallo Lombardo c’entrasse con l’arresto di Riina. Lipari riferisce di molte conoscenze di Lombardo, ma di non sapere se questi fosse parte in causa nell’arresto di Riina.

Successivamente, l’avvocato Romito lo interroga sul contenuto dei suoi colloqui con Provenzano.

In particolare, Lipari aveva chiesto a Binnu se stava comodo su “quella poltrona”, ma Provenzano aveva risposto di non essere seduto su alcuna poltrona perché non aveva avuto “nessuna investitura di capo”.

Lo schema della difesa verte soprattutto sul termine “trattativa”, si chiede a Lipari se sia stato pronunciato dagli imputati, ma il Presidente della Corte fa presente che il giorno prima il teste ha già affermato di aver sentito usare quella parola.

L’udienza si chiude dopo più di quattro ore di tensione.

 

 

 

 

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