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Di Lina Rinaldi

La schiavitù a cui è sottoposta la popolazione , soprattutto a sud del nostro Paese dovrebbe essere oggetto di un’interrogazione parlamentare seria e di un intervento immediato da parte dello Stato.

Vivere al sud significa essere  sfruttati, sottopagati, umiliati e schiavizzati.

Vivere al sud, significa vivere spesso con soli 500 euro  al mese  e dover affrontare le spese che la vita comporta, significa studiare per poi guardare il tuo diploma o la tua laurea appesi al muro e fare altro, significa non potersi permettere un futuro dignitoso e riempire call center guadagnando due ore l’ora.

Ogni giorno i lavoratori sono alle prese con ricatti di vario genere e vista la poca richiesta di lavoro, sempre più spesso sono costretti a sottostare al volere dei datori di lavoro.

Non so per quale ragione, anche i grandi marchi abituati a lavorare diversamente ( e quando dico diversamente intendo dando i  diritti che spettano ai loro collaboratori) su tutto il territorio nazionale, quando superano i confini del nostro martoriato territorio,utilizzano le regole che da sempre i padroni sono soliti usare qui (badate bene, regole, non diritti)

Hai un contratto part time? Lavori full time e la paga resta quella di un lavoratore part time.

Hai un contratto di 30 ore settimanali? Lavori 60 ore, ma te ne pagano 30 (sarebbe gravissimo anche se te ne pagassero 60)

Hai una mansione ben precisa? Ne svolgi tre contemporaneamente (nel migliore dei casi).

Hai una busta paga di 1400 euro? Ne ricevi 400.

E non devi  lamentarti perché sei fortunato: lavori!

Se ti licenzi, vuol dire che semplicemente non hai voglia di lavorare.

Se non ti sta bene il problema non c’è, perché la gente ha così tanto bisogno di lavorare che se va via un lavoratore, ne trovi altri dieci disposti a lavorare in condizioni assurde, al limite dell’umano e magari il titolare abbassa anche la posta in gioco concedendo ancora meno.

Qui non esistono diritti, esistono concessioni.

Il tuo datore di lavoro ti aiuta, ti dà da mangiare. Ti concede un posto di lavoro e tu devi ringraziare e sgobbare.

Possibile che si possa essere costretti a vivere così?

Possibile che non vi siano controlli e che chi sa giri il viso dall’altra parte?

Possibile che si viva per lavorare e non che si lavori per vivere?

 

Il nostro sud martoriato, un sud di uomini e di donne dei campi, dei call center, dei negozi, dei trasporti, delle scuole paritarie, dei lavori occasionali sempre e solo a nero, ha bisogno di aiuto.

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