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di Carmine Parisi

C’è un nesso tra l’utilizzo prolungato del telefono cellulare e lo sviluppo di una malattia tumorale. A sancirlo, per la prima volta in un’aula di giustizia, è il giudice del lavoro di Ivrea, Luca Fadda. Il caso, da cui è scaturita la storica sentenza, era approdato all’attenzione del magistrato quando Roberto Romeo, ex dipendente di una grande azienda italiana, aveva contratto un tumore dopo che per 15 anni aveva utilizzato il telefono cellulare, per ragioni di servizio, anche 3-4 ore al giorno, senza auricolari o altre protezioni. Il neurinoma al cervello gli è stato diagnosticato nel 2010. «Per fortuna si tratta di un tumore benigno, ma comunque invalidante - ha dichiarato l'ormai ex dipendente 57enne - Ho subito l’asportazione del nervo acustico e oggi non sento più dall'orecchio destro». Il consulente tecnico d’ufficio, nominato dal giudice del Lavoro, ha riconosciuto un danno biologico permanente del 23%, condannando l’Inail al pagamento di un’indennità di circa 500 euro al mese per tutta la vita della vittima. La sentenza, emessa lo scorso 30 marzo, segna l’inizio di una nuova e più avanzata fase di tutela giurisdizionale per i lavoratori, così come richiesto anche da molte organizzazioni sindacali come la Cgil.

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