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Domani corteo a Catania

Di Giusy Clarke Vanadia

Sono passati 32 anni da quella tragica sera del 5 gennaio 1984, nell´allora via dello Stadio di Catania quando quel coraggioso giornalista, drammaturgo, saggista e sceneggiatore, intellettuale chiamato Giuseppe Fava, cadde barbaramente massacrato da 5 proiettili calibro 7,65 alla nuca.

Apprezzato dai collaboratori per le sue doti di rigore, dedizione al lavoro, semplicitá, è stato un modello di coerenza, impegno civile, incurante dei potenti che sfidava  con coraggiose denunce.

Nella sua attivitá d´intellettuale si divise tra teatro, cinema, radio, carta stampata. Autore di  romanzi come “Gente di rispetto” e “ La  passione di Michele “, inviato speciale di testate giornalistiche.

Fu direttore del giornale del Sud dalle cui pagine prese posizioni assai forti contro l´installazione della base missilistica a Comiso. Poi, l´arrivo di una cordata d´imprenditori al giornale decretó la fine di quella collaborazione. Fava fu licenziato.  Fu a quel punto che coraggiosamente, aprí una cooperativa chiamata Radar che serví come base di partenza per finanziare la testata “I Siciliani”.

Un anno prima della sua tragica fine,  con l´inchiesta “I quattro cavalieri dell´Apocalisse”, aveva denunciato altrettanti imprenditori catanesi ed il clan di Nitto Santapaola. Fava ha 58 anni quando viene assassinato a pochi metri dal Teatro stabile dove era appena andato  in scena il suo lavoro “L’ultima violenza”.  Un´esecuzione di chiaro stampo mafioso. Fu il custode del teatro che attratto dal rumore degli spari accorse da Fava che morí nell´auto della polizia. Dopo la sua morte i colleghi della redazione de I Siciliani, produssero un numero speciale  raccogliendo i pezzi piú significativi prodotti fino a quel momento degli 11 numeri della testata.

In una delle ultime interviste, Fava cosí parla della sua terra e dei suoi conterranei:

“I problemi dei siciliani NON appartengono solo a loro, ma a tutti gli italiani, all´intero territorio europeo. È un problema che sta insanguinando tutta l´Europa, anche a livello di vertici. L´emigrazione è un problema di tutti gli europei perché quel milione di siciliani che emigrano , partono portandosi appresso le loro virtú, perché ne hanno tante, la oro intelligenza, la loro pazienza, capacitá di lavoro….”

Perché parlare di Fava oggi, mentre rapidamente si avvicina il 5 gennaio. A cosa è servito il suo sacrificio e quello di tanti altri onesti cittadini che , per amore della legalitá, della giustizia sociale, del bene comune hanno sacrificato il loro piú grande bene comune,  la vita?

Claudio Fava, figlio di Giuseppe nel 1991 affermava, “La mafia comanda a Catania”. Cos´è cambiato rispetto ad allora ?

Le mafie, la criminalitá continuano a proliferare a livello locale ed internazionale, gestiscono affari milionari. I mafiosi non portano piú la “coppola”, ma sono colletti bianchi.

Pochi si arricchiscono, mentre  i cittadini soffrono e vengono privati dei servizi essenziali quali trasporti, ospedali efficienti, scuole a norma, gestione dei rifiuti, verde pubblico. A Catania, lo spregiudicato sfruttamento del territorio con il folle progetto del PUA che prevede la cementificazione di un terreno sabbioso fará guadagnare milioni al suo proprietario  come  l´osceno parcheggio sotterraneo che ha violentato la bellissima piazza Europa con milioni di metri cubi di cemento. Chi denuncia viene denunciato. Tutti sanno dei i voti comprati per una borsa della spesa, della privatizzazione dell´aereoporto, delle infiltrazioni mafiose nelle attivitá del porto, nei centri commerciali.  

Ma l´ereditá di Fava è stata raccolta da un pugno di visionari che hanno fondato una nuovo giornale, “I Siciliani giovani” che seguendo l´esempio del Maestro denunciano il malaffare, le infiltrazioni mafiose al Comune accertate dalle commissioni antimafia.

A pochi giorni dalla dolorosa ricorrenza, essi lanciano un invito alla popolazione tutta, ma,  soprattutto, agli studenti che hanno occupato alcuni licei della cittá chiedendo all´amministrazione comunale maggior trasparenza nell´assegnazione dei beni confiscati alla mafia. Beni che potrebbero essere  utilizzati dagli studenti a scopo di aggregazione sociale e culturale. I “Siciliani giovani” chiedono la partecipazione in massa al corteo che il 5 gennaio pv. alle ore 15,30 partirá da piazza Roma per arrivare fin sotto la lapide di quella che ora si chiama via Giuseppe Fava e deporre una corona sotto la lapide.  

Siano proprio gli studenti medi, universitari, e i catanesi tutti, a partecipare numerosi al corteo nel nome di Giuseppe Fava e dell´antimafia. Perché, come diceva lui, “A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?”

Giusy Clarke Vanadia

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