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Di Tiziano Grottolo

Secondo l’ISTAT in Italia le donne che hanno subito una qualche forma di violenza sono 7 milioni, mentre le vittime della violenza maschile, solo nell’ultimo anno, sono state più di 100.

Come se non bastasse, nel nostro Paese si sta diffondendo una nuova forma di violenza che riguarda principalmente le donne, ovvero il furto e la successiva diffusione via internet, di immagini che le ritraggono in  momenti di intimità. Con slut shaming si intendono gli atti che mirano a far sentire una donna colpevole o inferiore per determinati comportamenti o desideri sessuali, mentre con il termine revenge porn si intende la diffusione di immagini intime ed esplicite senza il consenso del soggetto ripreso.  Ricorderete tutti la vicenda che vide  coinvolta Tiziana Cantone e la diffusione di alcune sue immagine private, con la successiva gogna mediatica alla quale venne sottoposta, alimentata anche dalla complicità di alcuni giornali nazionali. Nonostante Tiziana avesse  provato a cambiare vita, allontanandosi dalla città in cui viveva, alla fine decise di suicidarsi troppo era l’odio scaricatole addosso dalla società.

Questi fenomeni che affondano le loro radici nella cultura patriarcale e machista, preponderante in ampi strati della società italiana, hanno trovato un nuovo mezzo per auto-alimentarsi: i gruppi di facebook.

Tra i primi ad accorgersi di questo fenomeno vi sono state le persone che animano le comunità di “Abbatto i Muri” e “Il Maschio Beta”, due blog molto seguiti. All’interno dei gruppi facebook individuati dai due blog, le donne sono esibite come pezzi di carne in una macelleria. In particolare in alcuni di questi gruppi si dichiara testualmente: “fidanzati, mariti, amici, che vogliono esibire la propria lei”, come se queste fossero un trofeo di caccia da mostrare agli amici, talvolta l’iscrizione è vincolata alla condivisione di un immagine della propria compagna o ex. Altri gruppi invece, prendono esclusivamente di mira alcune donne legate al mondo della televisione; in altri ancora esse vengono equiparate a delle “cagne” e le loro foto sono condivise con relativi insulti. Minimo comune denominatore di tutte queste community di frustrati sono la misoginia e l’incitamento alla violenza nei confronti delle donne.

I più distratti potrebbero obbiettare che la condivisione di immagini via internet non sia un reato poi così grave, ma si sbagliano: condividere immagini private senza il consenso della persona ritratta, è un reato perseguibile anche penalmente. Le conseguenze per le vittime sono sempre gravissime, oltre alla violenza psicologica che devono subire, a causa del moralismo patriarcale che avvolge la nostra società e che vede la sessualità delle donne come un istinto da reprimere e una minaccia per “l’autorità machista”, le vittime rischiano si essere isolate all’interno della comunità in cui vivono. E se ciò non fosse abbastanza per convincervi della pericolosità di questi gruppi, in molti di essi le persone sono esplicitamente incitate ad usare violenza contro le donne e umiliarle. Coloro che frequentano questi gruppi non si fermano davanti a nulla, talvolta le foto sono corredate da numeri di telefono e altri dati personali e in certi casi ad essere condivise sono foto sottratte a ragazze minorenni.

Per quanto riguarda il pubblico che popola questi gruppi la maggior parte è costituito da uomini: si va dal ragazzino delle superiori, al pensionato, passando per l’uomo di mezza età. I pochi profili di donne presenti sembrano falsi, creati appositamente per caricare questo tipo di contenuti.  Se vi illudete che questo sia un fenomeno di nicchia vi sbagliate di grosso, molti di questi gruppi, che sono più di un centinaio, contano migliaia di membri e il più grande sfiora i 50.000 utenti.

Per arginare questo fenomeno qualcosa potrebbe essere fatto, basti pensare che molti dei profili facebook che caricano i contenuti sono riconducibili alle stesse persone, ad esempio un solo profilo che risponde al falso nome di Matteo Bianchi gestisce almeno 6 di questi gruppi. Nonostante le segnalazione però, il social network di Zuckerberg non intende interviene, infatti secondo i moderatori, questi gruppi non infrangono le regole della piattaforma pertanto possono continuare ad esistere e a diffondere immagini rubate mettendo in pericolo non solo la privacy delle donne ritratte ma anche la sicurezza delle stesse.

Tiziano Grottolo

 

 

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