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Di Mimmo Pelagalli

La vicenda dell'Hotel Rigopiano insegna molte cose, alcune addirittura sono ovvie, ma siamo in Italia, il Paese che scopre sempre il giorno dopo cosa avrebbe dovuto fare e non ha fatto, come prevenire, come provvedere agli eventi inevitabili, ma prevedibili e minimizzarne il rischio.

Intanto una doverosa premessa: in Abruzzo, Lazio, Marche e Molise è caduta tantissima neve più del normale e questo evento è coinciso con le tre scosse di terremoto di mercoledì scorso, superiori per magnitudo al 5° grado della scala Richter. Pertanto, ci troviamo di fronte a due eventi diversi che comportano rischio per la popolazione e che si sono intersecati negli effetti sul terreno, producendo un aumento del rischio totale per la popolazione esposta.

Il terremoto
I terremoti per loro natura non sono eventi prevedibili, anche se la zona è interessata da uno sciame sismico che senza soluzione di continuità va avanti dalla scorsa estate, pertanto, ogni altro fattore di rischio prevedibile, come la neve, andava monitorato con particolare accortezza. E provvedendo alla bisogna.

La neve, il caso di Roccaraso
Sin dai primi giorni dell'anno era noto a chiunque che sarebbe arrivata una bufera nei giorni a cavallo dell'Epifania che avrebbe colpito il Centro Sud. E così è stato. Altra perturbazione è sopraggiunta, e altra neve, ancora più copiosa, è caduta in particolare sull'Abruzzo. Per quanto riguarda il periodo dell'Epifania mi risulta personalmente che molte persone sono rimaste bloccate a Roccaraso, nota e popolosa cittadina turistica, dotata di spazzaneve che evidentemente non sono stati messi in moto per tempo, diversamente anche con la nevicata in corso, la circolazione viaria sarebbe stata assicurata, seppur con uso di catene e pneumatici da neve.

La neve, il caso di Rigopiano
A Rigopiano, quando ormai l'allarme sulla necessità di sgomberare l'albergo era giunto, dovevano mandare su i gatti delle nevi, non gli spazzaneve o le turbine, ma i gatti delle nevi, come gli spazzaneve di Roccaraso, erano bloccati nella neve. I motori erano rimasti spenti, forse per risparmiare carburante. Praticamente si è tentato di raggiungere l'Hotel con mezzi assolutamente inadeguati all'emergenza in atto. Il sito andava sgomberato per tempo. Invece si è mandato su due finanzieri che hanno percorso gli ultimi 10 chilometri con gli sci.

L'Hotel Rigopiano non doveva essere lì
La tragedia, della quale nelle prossime ore saranno note con esattezza le perdite in conto vite umane, impone la constatazione del fatto che l'Hotel Rigopiano, a rigore di logica, non avrebbe dovuto essere dove è stato invece costruito. Posto a oltre 1200 metri di quota in mezzo alle montagne e sottoposto al canalone di due vette ancor più alte. Prima o poi sarebbe stato spazzato via o dalla neve o dalle acque. Costruito in spregio a qualsiasi criterio di sicurezza. Non entro nel merito della complessa vicenda giudiziaria, finita con un tutti assolti, che contorna la storia di questo albergo. Mi interessa solo sottolineare che fino agli anni '70 al posto dell'Hotel di 4 piani con Spa c'era solo un deposito di attrezzi agricoli e forestali, successivamente trasformato e ampliato.

Alpini e Soccorso Alpino: sono pochi.
Sui soccorsi qualificati per la montagna occorre ricordare quanto segue. In Italia le riforme dell'Esercito succedutesi dal secondo dopoguerra hanno ridotto moltissimo la presenza sul territorio delle truppe Alpine, peccato che le stesse riforme non abbiano potuto spianare in debita proporzione le montagne. Le aliquote di truppe Alpine disponibili per la protezione civile, dotate di gatti delle nevi e di un reggimento del genio con compagnia "attrezzature speciali da montagna", si sono rivelate troppo esigue per gestire questa emergenza, che ha investito nei giorni precedenti anche regioni come la Basilicata, che è stata soccorsa proprio da alcuni reparti delle penne nere. La fine del Corpo Forestale dello Stato, disciolto nella forza armata dei Carabinieri, ha lasciato a terra gli elicotteri ex CfS, non ancora immatricolati CC. Burocrazia che ha fermato le eliche ai migliori elicotteristi d'Italia per il soccorso in montagna. Ultima notazione: il soccorso alpino è dovuto intervenire partendo dal Veneto. Qualcuno informi chi di dovere che nel Centro e Sud Italia abbiamo più montagna che pianura.

 

Mimmo Pelagalli – giornalista agroambientale

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