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Pochi. Sono pochi i soldi stanziati dagli ultimi governi per la messa in sicurezza delle scuole. E sono ancora meno per le scuole delle zone colpite negli ultimi anni dal terremoto, quelle del centro Italia per intenderci, dove la messa in sicurezza significa, con ogni probabilità, salvare vite di giovani e bambini (ma anche del corpo docente e non docente).

Del resto, come coniugare il diritto alla studio con la sicurezza del plesso scolastico in cui questo diritto dovrebbe esercitarsi? Come fare per consentire agli studenti di recarsi comunque nelle scuole per non perdere l’anno scolastico?

Per questo motivo in tante scuole del centro Italia si alza forte la denuncia dei comitati degli studenti e dei genitori. Emblematica è la storia del Convitto Melchiorre Delfico di Teramo, un edificio storico che, oltre ad avere i problemi che hanno tante altre scuole in Italia, ad esempio un piano inagibile, un impianto elettrico non revisionato da 10 anni e una carenza strutturale di vie di fuga, ha anche la sventura di trovarsi in una zona sismica equiparata a quella dell’Aquila e dovrebbe rispondere quindi degli stessi principi prudenziali.

E invece, nonostante un indice di vulnerabilità assai più basso del minimo consentito e la presenza di una idoneità statica, ma non scolastica, la scuola continua ad essere funzionante, nonostante il comitato dei genitori sia sul piede di guerra. Nei giorni scorsi ha incontrato il prefetto di Teramo e ha consegnato una lettera al presidente del Consiglio Gentiloni. Soldi in questo caso sono stati stanziati (poco più di un milione di euro a fronte dei 4 necessari), ma il progetto per i lavori non è stato ancora presentato. Nel frattempo la scuola continua a ospitare il convitto, scuola primaria e cinque licei. Proprio nei giorni scorsi il presidente della Commissione Grandi Rischi ha chiesto la riapertura delle scuole che possono resistere a una scossa del sesto grado. Gran parte delle scuole abruzzesi non ha questa capacità. E’ chiaro che non tutte le scuole possono restare chiuse in eterno, non sarebbe il caso di ripensare davvero a un grande piano di messa in sicurezza che, oltre a salvare in futuro vite umane consentirebbe di creare occupazione? E non è il caso che tutto questo si faccia in fretta?

 

La redazione

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