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Di Maurizio Sansone

“Il nostro ultimo Comitato Centrale ha approvato l’ostilità netta a Unione europea ed euro. Nessuno è contro l’Europa, siamo contro la direzione che hanno preso Ue ed euro”. Chi lo avrebbe detto che il nuovo partito comunista italiano, nato pochi mesi fa dalle ceneri del Pdci, avrebbe immediatamente assunto una svolta antieuropeista. Una posizione che sta diventando sempre più diffusa nella sinistra italiana che invece, nella storia del dopoguerra, almeno da un certo punto in poi, è sempre stato tra i più europeisti del continente?

Addirittura il partito da cui proviene Manuela Palermi, ha sostenuto due governi Prodi, il regista con Ciampi dell’ingresso dell’Italia nell’euro. Nella prima esperienza con il sostegno esterno dentro Rifondazione Comunista, nella seconda con una presenza organica nel governo del Pdci. Lei, in quest’ultima legislatura, tra il 2006 e il 2008, è stata addirittura presidente del gruppo Verdi-Pdci a Palazzo Madama, in quel Senato che si resse per due anni con un solo voto a favore del centrosinistra. “A sinistra ci sono posizioni simili alla nostra, come quella di Fassina, ma nella nostra area siamo ancora troppo indifferenti alla questione europea. Non capisco questa timidezza”.

Oggi Manuela Palermi è presidente del comitato centrale del Partito Comunista Italiano che oltre a quasi tutto il vecchio Pdci e a pezzi di Rifondazione ha riportato alla politica attiva anche una parte di quel popolo di sinistra che si era rifugiato nell’astensionismo. Tanta acqua è passata sotto i ponti da quel 2008, da quel governo di centrosinistra che vedeva per l’ultima volta una forza comunista in Parlamento. Oggi il quadro politico è totalmente cambiato. A quell’epoca un’alleanza col Pd era possibile, e oggi?

“Oggi siamo rinati con una forte vocazione unitaria, ma con una puntualizzazione ancora più forte: con il Partito Democratico è finita”.

E dunque unità con chi?

“Proprio per questa alternatività non pensiamo di aderire a progetti come quello che ha in mente Pisapia e una parte di Sel. Ci interessa fortemente, invece, il rapporto con tutte le altre formazioni di sinistra e comuniste autonome dal governo del Pd. Si prenda l’ultimo dato della disoccupazione giovanile, oltre il 40%. Questo pretenderebbe un’assunzione di responsabilità e un impegno che non sono nelle corde del Pd e di nessuno dei partiti presenti in parlamento, siano esse di centrosinistra che di destra. Per questo non siamo più interessati al campo fallimentare di quel che un tempo fu il centrosinistra. Siamo interessati a costruire una vera alternativa politica per contrastare il progressivo logoramento del Paese”.

Un rapporto, quello con altre forze alternative al Pd, che sarebbe aiutato da una legge proporzionale…

“Sì. In qualsiasi caso è necessario muoversi per una rappresentanza in Parlamento. E’ necessaria, a mio parere, una rappresentanza sociale. Da qui viene anche il nostro orientamento per una legge proporzionale senza soglia di sbarramento”.

Perché?

“Riflettevo qualche giorno fa sul motivo per cui in Italia c’è una classe politica così pessima. E la risposta che mi sono data è che probabilmente è così perché ci sono da troppi anni leggi di tipo maggioritario, senza possibilità di scelta dei rappresentanti, che sono state solo in capo sostanzialmente ai partiti. Quindi la classe politica non si è formata con la gente, con i bisogni, con le lotte. Col proporzionale questo accadeva, per questo è necessario un suo ritorno”.

Progetto unitario, con quale prospettiva e quale programma?

 “Devo dire che attorno alla difesa della Costituzione sta gravitando una forza molto grande di tanta gente simile a noi che ha perso fiducia nella politica e che non se l’è più sentita di stare dentro i partiti”.

Dunque i comitati per i No al referendum che hanno deciso qualche settimana fa di trasformarsi in comitati permanenti per l’attuazione della Costituzione possono essere un punto di partenza per la costituzione di un nuovo soggetto politico?

“Riscontro in questo dibattito accentuazioni che sono le stesse che hanno portato la sinistra alla deriva in Italia. Non sono molto ottimista. Nel momento in cui ci si muove per attuare la Costituzione si assume una soggettività politica che può anche non essere un partito, ma la soggettività politica si assume eccome. E allora le alleanze indefinite che pure qualche problema ce lo hanno creato durante la campagna referendaria, possono interrompere un’esperienza di questo tipo. Io questo pericolo lo avverto. Dobbiamo ripartire dalle cose concrete. Come Pci nelle prossime settimane lanceremo due campagne, una sulla sanità e una sul lavoro, con proposte fattibili e concrete, dalla cancellazione dei ticket e delle liste di attesa alla riduzione dell'orario di lavoro”.

Maurizio Sansone

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