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Di Maurizio Sansone

Paolo Maddalena è un signore di 81 anni. Una vita al servizio e allo studio della Costituzione fino ad assumere la carica di vicepresidente della Corte Costituzionale, a vagliare cioè la costituzionalità di ogni atto di legge che venisse sottoposto alla Consulta.

Ha dunque, come dire, pieno titolo e grande prestigio a valutare se una legge è costituzionale o meno. Non è un rivoluzionario ma soltanto un fedele servitore dello stato. Quando la strana coppia Renzi-Boschi ha presentato la madre di tutte le riforme della Costituzione, quella sonoramente bocciata lo scorso 4 dicembre, ha deciso che la sua esperienza e la sua competenza dovevano essere messe al servizio della comunità ancor più di quanto non avesse fatto fino a quel momento. È stato in quel momento, in cui si perpetrata il più grande attacco alla Costituzione nella storia della Repubblica, che ha immaginato un percorso di difesa e di divulgazione della Carta. È nato così “Attuare la Costituzione", cominciato ben prima del referendum ma che solo dopo il 4 dicembre ha cominciato a concretizzarsi con incontri e assemblee.

Grazie a una capillare organizzazione finora il professor Maddalena ha tenuto affollatissime assemblee a Roma, Milano, Napoli e Latina e ha raccolto consensi e adesioni (nel silenzio imbarazzante dei media, spesso anche quelli locali), tanto da essere indotto a dare a questo processo una forma strutturata. Per questo domani e domenica nella prossima assemblea, ancora a Napoli, nascerà un  comitato nazionale che darà vita a un'associazione e, parallelamente, a una fondazione. 

Un percorso in cui si sono riconosciuti in tanti. Anche il  nostro giornale. Non è Maddalena che decide, lui porta soltanto il suo enorme contributo scientifico. Le idee e le proposte nascono dal basso, dalle associazioni, dai movimenti, dai semplici cittadini. È francamente, per contenuti e metodi, l'unica esperienza di questo tipo degli ultimi anni.

Dicevamo che il professor Maddalena non è un rivoluzionario ma, in tempi di aggiramento della Costituzione e di svuotamento costante dei suoi contenuti, appare tale. Si pensi solo per un istante agli articoli 41 e 42, forse i più richiamati nei suoi scritti, quelli sulla funzione sociale della proprietà privata e delle imprese, totalmente ignorato nella legislazione italiana negli ultimi 30 anni, oppure alla contrapposizione clamorosa tra i trattati europei e la nostra Carta. Maddalena indica una strada, radicale, ma vedremo se radicale lo è davvero, eppure semplicemente e soltanto in linea con la Costituzione, fino a pensare alla nazionalizzazione delle imprese che non svolgono una funzione sociale o all'uscita dall'Europa se i principali trattati economici non verranno stracciati e riscritti.

Bisogna essere radicali se si vuole applicare la Costituzione? No. Queste idee erano condivise, in passato, da un arco costituzionale che andava dal partito Comunista alla Democrazia Cristiana, passando per forze politiche ultramoderate come repubblicani e liberali. Poi qualcosa è cambiato. L’unione europea ha deciso di seguire politiche economiche ultraliberiste. Ha svalutato il ruolo dei lavoratori, ha deciso di comprimere le risorse per il welfare in nome del libero mercato anche in settori protetti come ad esempio le pensioni , la scuola e la sanità. Insomma, ha preso una serie di decisioni tutte in contrasto con la nostra Carta. I governi italiani negli ultimi 20 anni hanno fatto a gara per inseguire l'Europa su questo sciagurato terreno. Da qui lo svuotamento e l'aggiramento progressivo di un numero sempre maggiore di articoli della Costituzione. Fino al tentativo di Renzi che ha provato a dare alla Carta il colpo di grazia. La Costituzione più bella del mondo ha resistito grazie a un plebiscito lo scorso 4 dicembre. Ora quella Costituzione che si è dimostrata più forte di un Renzi e di una Boschi qualsiasi deve essere messa in pratica. A quel voto rivoluzionario hanno contribuito più di tutti i giovani. L'hanno difesa nelle cabine e nelle urne. Ora tocca soprattutto a loro essere radicali, opporsi, lottare perché le parole dei padri costituenti siano tradotte in atti concreti. 

 

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