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Di Maurizio Sansone

Giulietto Chiesa, il nostro direttore Antonio Ingroia e una quindicina di “dissidenti” sono stati espulsi dalla neonata associazione “Attuare la Costituzione” con una lettera firmata da due garanti, Paolo Maddalena e Lidia Menapace.

La loro colpa è stata quella di astenersi nel momento della votazione dello statuto al termine dell’assemblea che si è tenuta a Napoli nello scorso fine settimana.

All’origine dell’astensione alcuni rilievi tecnici, in minima parte recepiti dall’assemblea, al termine di una discussione pacata e ricca di contenuti, come si può rilevare dal video dell’iniziativa (al minuto 24’40 l’intervento di Giulietto Chiesa, al minuto 34’40” quello di Antonio Ingroia, dal minuto 1h28’30” i minuti che passano dal riconoscimento del problema da parte di Paolo Maddalena alla votazione finale).

Questo il testo della lettera:

Care socie e cari soci, nel ringraziarvi vivamente per la partecipazione all’assemblea costituente dell’Associazione “Attuare la Costituzione”, svoltasi a Napoli il 30 settembre e il 1 ottobre 2017, e, nel ringraziare in particolare quei pochissimi amici, che, con un duro percorso di lavoro durato oltre due anni, hanno creato la reale possibilità di redigere e far approvare in Assemblea l’Atto costitutivo e lo Statuto della nascente Associazione, desidero porre subito nella dovuta evidenza che, durante lo svolgimento dell’Assemblea, come precisato da Giulietto Chiesa, in perfetta consonanza con Antonio Ingroia, sono emerse due “linee politiche” diverse, e cioè due “modi diversi” di intendere le “modalità di azione” dell’Associazione e “l’essenza stessa dell’oggetto sociale”: da un lato, quella mia e di De Giacomo, chiaramente espresse nell’Atto costitutivo e nello Statuto, e dall’altro, quella di Giulietto Chiesa e di Ingroia, ai quali si sono aggregati un’altra quindicina di partecipanti. A questo punto ritengo che sia mio dovere morale e giuridico porre subito in chiaro che l’Associazione “Attuare la Costituzione”, da me ispirata, impone di seguire una sola politica, quella che ho esplicitato nei miei scritti, tre dei quali sono stati inviati nell’imminenza dell’Assemblea, e che è stata recepita nell’Atto costitutivo e nello Statuto, votati, purtroppo, non all’unanimità, come deve avvenire quando più persone decidono di dar vita a una nuova Associazione, ma a maggioranza assoluta dei partecipanti. Il fatto grave è che Giulietto Chiesa, Antonio Ingroia e l’altra quindicina di partecipanti, ai quali ho sopra fatto cenno, hanno votato contro l’Atto costitutivo e lo Statuto, e cioè contro la nascita stessa della Associazione, della quale non condividono, né le modalità di azione, né l’essenza dell’oggetto sociale. Pertanto, proprio affinché non ci siano equivoci per il futuro, sono costretto a porre in evidenza che costoro si sono posti in una posizione incompatibile con i fini che l’Associazione vuole perseguire, e che, mio malgrado, e con mio personale e sincero dispiacere, proprio perché si sono posti fuori dall’Associazione, ne devono ora trarre le dovute conseguenze, recedendo volontariamente dalle cariche loro conferite e dalla qualità di socio. Ringrazio e saluto con sentimenti di amicizia tutte e tutti, sia coloro che hanno accettato la mia linea politica, sia coloro che non l’hanno accettata votando palesemente contro le mie proposte. Un caro saluto a tutte e a tutti.

Paolo Maddalena e Lidia Menapace

A parte le approssimazioni grammaticali e la grave imperfezione sul voto (Chiesa, Ingroia e gli altri non hanno votato contro, si sono astenuti per chiedere un approfondimento della discussione nella prossima assemblea), sorprende l’epilogo. Un’associazione che ha come obiettivo prioritario quello di “attuare la Costituzione” come primo atto espelle coloro che, pur condividendo totalmente contenuti e finalità, hanno dissentito su un punto dirimente ma non programmatico. La Costituzione, che vorrebbero attuare gli autori della lettera, prevede la tutela delle minoranze.

Invece è arrivata l’espulsione. Paolo Maddalena è vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, dovrebbe sapere che la lettera va contro il più elementare dei diritti al dissenso. 

Ma la vera sorpresa è la firma di Lidia Menapace alla lettera (tra l’altro scritta in prima persona singolare), Lidia ha di fatto cancellato con un colpo di spugna la sua storia. Staffetta partigiana, Lidia ha rischiato, giovanissima, la vita durante la Resistenza senza la quale la nostra Costituzione non sarebbe mai stata scritta. Il suo impegno sociale e politico l’ha portata a essere una delle fondatrici del Manifesto che nacque da una terribile epurazione del Partito Comunista.

La differenza è che l’espulsione del gruppo del Manifesto, che l’espulsione l’aveva subita ,avvenne dopo una gestazione di qualche anno, tra l’undicesimo e il dodicesimo congresso del Pci, fu dunque molto sofferta e si fece molto per evitarla, quella di Ingroia e Chiesa è stata partorita in due giorni. Da domenica 1 a martedì 3 ottobre, e senza alcun diritto di replica.

Un atteggiamento fascista. Evidentemente anche a 93 anni si può cambiare idea.

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