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di Antonio Ingroia

 
“Il Che è morto ma le sue idee camminano sulle nostre gambe". Quante volte abbiamo sentito questa frase? E quanto corrisponde al vero? Cioè, quanto del Che porta dentro di sé chi lo ha ammirato, chi lo considera un punto di riferimento, chi lo ha considerato un'icona? Molto, a mio parere. Anche se la domanda, probabilmente, andrebbe posta, a 50 anni ormai dalla sua morte, in maniera diversa. Quello che mi sono chiesto è: che segno ha lasciato nella storia, concretamente, Ernesto Che Guevara? 
Ed è proprio rispondendo a questa domanda che viene fuori, a mio parere, il valore della sua vita, della sua figura, del suo esempio e anche della sua morte. Il Che è diventato un'icona, è stato ed è ancora oggi sfruttato commercialmente, e di questo probabilmente non sarebbe contento, ma ha contribuito a scrivere la storia del suo paese di adozione, Cuba, e dell'intera America Latina.
Cuba è, oggi, l'unico paese fieramente comunista. Non lo è la Corea del Nord, parodia del comunismo reale di stampo sovietico; non lo è la Cina, che per diventare una potenza mondiale ha ripudiato le sue origini e introdotto una sorta di capitalismo di stato. Lo è invece Cuba, nonostante l'embargo della principale potenza mondiale e di molti suoi alleati, Paese in cui l'uguaglianza di classe è stata davvero raggiunta, dove la scuola, l'università e la sanità sono gratuite e sono di altissimo livello, dove l'analfabetismo è solo un ricordo e dove, a causa dell'embargo, la popolazione vive in una situazione di sostanziale povertà ma in cui nessuno è lasciato solo. Quello cubano è un comunismo diverso. 
Il Che ha contribuito in maniera sostanziale a creare il regime cubano, poi ci ha pensato Fidel, nel corso dei decenni, a garantire che le idee della rivoluzione venissero messe in pratica e oggi, a distanza di quasi 60 anni dalla rivoluzione cubana, si può parlare di Cuba come l'unico Paese in cui l'economia comunista sia stata in gran parte realizzata.
Ma io credo che la figura del Che sia stata fondamentale anche nel resto dell'America Latina. Penso alle tante dittature fasciste degli anni 60 e 70 e penso che il suo pensiero e la sua azione siano stati un riferimento importantissimo, fondamentale, per le rivolte di popolo che hanno instaurato nei propri paesi democrazie avanzatissime sul terreno dei diritti sociali. Penso al Nicaragua, all’Argentina, al Venezuela, allo stesso Brasile di Lula, alla Bolivia, proprio il Paese in cui fu barbaramente assassinato, all'Uruguay di Pepe Mujica. Tutte nazioni che, partendo dai colpi di stato militari eterodiretti dagli Stati Uniti, com'era stato anche quello di Batista proprio a Cuba, hanno ritrovato grazie ai movimenti popolari degli anni 80, 90 e del decennio scorso, una via latinoamericana al socialismo e che in quel solco si sia mossa anche la Chiesa cattolica che vede in papa Francesco l'esponente di spicco di quell’area.
Ecco. Io credo che il mito del Che, i suoi insegnamenti, il suo esempio, siano stati un'ispirazione importante per quei popoli che anche nel suo nome si sono ripresi la libertà e hanno riportato sovranità e autodeterminazione ai propri stati, in nettissima controtendenza con quanto è accaduto nello stesso periodo nel resto del mondo.
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