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E' proprio vero che lo stile Juve non c'è più. John Elkann pensa di avere l'umorismo pungente che aveva l'Avvocato, invece ha solo l'arroganza insopportabile di un Luciano Moggi. Quella su cui fu costruito il sistema Calciopoli, quella che ha mandato la Vecchia Signora in serie B con il marchio della vergogna.

Siamo nel 2017 ma sembra essere ancora nel 2006, nella stagione pre Calciopoli. Esagero? Non direi. Prova ne è stata Juventus-Inter di domenica scorsa: partita tesa, tiratissima e decisa dagli episodi, come tante. Solo che gli episodi più importanti sono stati tutti a senso unico. Il primo, il colpo in area di Chiellini a Icardi: intervento volontario, da regolamento rigore, non per Rizzoli. Il secondo, l'entrata di Mandzukic su Icardi: un fallo grande quanto la Mole che però Rizzoli non ha visto o ha visto ma ha preferito non fischiare. Poi resta il mistero del passaggio di Chiellini a Icardi: assist pregevole, e mentre Icardi si avviava da solo verso Buffon nel cuore dell'area di rigore, ecco Rizzoli che ferma il gioco non si sa perché. Forse per lo sbracciarsi di Chiellini, che chiede e ottiene il fischio dell'arbitro. Un po' come quando Franco Baresi alzava il braccio per chiamare il fuorigioco dell'avversario e subito il guardalinee, intimorito, alzava la bandierina per assecondarlo.

Insomma, Rizzoli, avendo fermato irregolarmente Icardi impegnato in una chiara occasione da gol, ed essendo la sua un'irregolarità da ultimo uomo della difesa bianconera, andava espulso. Ma come, direte, un arbitro espulso? Vi sembra assurdo? E perché, l'uomo delle regole quando viola le regole non può essere espulso e squalificato? A Torino non è possibile, forse? Eppure, nella vicina Aosta hanno arrestato il Procuratore della Repubblica, che sui corrotti avrebbe dovuto vigilare invece che farsene contagiare. 

Caro Elkann, possibile mai che nel dubbio Rizzoli abbia sempre deciso a favore della Juventus? Non le ricorda niente questo? Non si tratta di non saper perdere, si tratta di non voler perdere subendo trucchi e impunità. Sembra di essere tornati indietro di quindici anni... Non bastasse tutto ciò, non bastassero le squalifiche a Icardi e Perisic, ora dobbiamo per forza sorbirci anche le sue uscite infelici? Si vede che vuole imitare il nonno, ma purtroppo per lei lo stile non sempre si trasmette come carattere ereditario. Nel suo caso sicuramente no.

E per carità di patria sorvolo sui (pessimi) interisti pentiti, la peggiore specie, come il direttore del Foglio che, pur di non disturbare il potere costituito, rinnega la sua (apparente) fede nerazzurra per ossequiare il totem bianconero e lo strapotere arbitrale del circo calcistico. Ma questa è l'Italia renziana di oggi, pronta a soggiacere alle lobby ed ai poteri forti, esattamente come Renzi ha tentato di fare, assaltando la Costituzione e la nostra democrazia in ossequio alle lobby politico-finanziarie che dominano l'Italia, l'Europa, il Mondo.

Poveri noi. Meno male che il Popolo del No ha cacciato Renzi a pedate, ma i poteri nel mondo del calcio sono ancora più forti che in politica perché potere e corruzione prevalgono e la parola non viene mai data al popolo, costretto nel ruolo del tifoso, plaudente e pagante. A quando una bella rivolta calcistica in nome della Giustizia? 

Antonio Ingroia

Di Roberto Palumbo

Pisadog è un mastino napoletano, di quelli che azzannano la vita e non la mollano nemmeno quando prendono botte tremende. Uno sempre all’attacco, anche giocando in difesa. L’idolo dei tifosi, ovunque sia andato, perché cuore e grinta valgono spesso più di tanti gol. Pisadog è Fabio Pisacane, trentenne difensore del Cagliari nato a Napoli, cresciuto nei Quartieri Spagnoli, con una storia che merita di essere raccontata, tanto più alla vigilia di Cagliari-Napoli. Una bella storia di dedizione, sacrificio, riscatto, sfortuna, paura, forza, coraggio, ostinazione. Una favola con tanto di lieto fine, ancor prima di finire, e con sacrosante lacrime di commozione. 

di Maurizio Sansone
 
“Il nostro obiettivo è vincerle tutte”. Sborone come al solito il 17 marzo scorso, alla vigilia della partenza del campionato di Formula Uno, il presidente della Ferrari Sergio Marchionne lanciava una spruzzatina di ottimismo pur sapendo (e se non lo sapeva è peggio) che la Ferrari non era competitiva per vincere il mondiale. 

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Testata in attesa di registrazione presso il tribunale Roma Direttore e fondatore Antonio Ingroia Redazione: via Calabria 56, Roma Indirizzo mail: Redazione@lagiustizia.info