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di Maurizio Sansone

Il rugby non è come il calcio. Nel rugby il più forte vince sempre, basta che ci metta dentro orgoglio e soprattutto disciplina. Poi ogni tanto accadono anche i miracoli sportivi.

E così l’Italia a Firenze ha battuto una potenza di questo sport come il Sudafrica per 20-18. Ma perché succeda un miracolo devi avere più orgoglio, più disciplina e anche più cuore dei tuoi avversari. Per questo parlare di 15 leoni è un eufemismo che calza a pennello. 

Magari aiuta anche affrontare una squadra un po' in crisi che, però, al mondiale dello scorso anno giunse terza ed è comunque la quarta potenza del ranking mondiale. Insomma, se una squadra come il Sudafrica è in crisi è perché fa fatica a giocarsela con gli All Blacks, è perché magari batte Inghilterra e Francia solo di misura. Ma una squadra del calibro e del talento degli Springboks, anche se in crisi, deve fare un sol boccone dell'Italia, tredicesima potenza mondiale e finora sempre sconfitta negli scontri diretti con uno scarto medio di 38 punti. Perché quella è la differenza reale tra le due squadre: almeno 38 punti.

Il rugby italiano ha un movimento in crescita, ma non potrà mai competere con formazioni in cui la palla ovale è sport nazionale. Tanto per capirci in Sudafrica il bacino da cui attingere è di poco meno di mezzo milione di giocatori, in Italia non si arriva a 90.000.

Va aggiunto, inoltre, che la nazionale di O'Shoa, che ha ereditato da Brunel appena sei mesi fa una squadra in crisi, soprattutto di risultati, non è la più forte della nostra storia. Non vinceva un incontro contro una squadra di pari livello se non superiore dal successo contro la Scozia al Sei Nazioni di due anni fa e lo scorso anno, nella stessa manifestazione, aveva conquistato il cucchiaio di legno, metaforico trofeo che va a chi perde tutte le partite, contro Scozia, Irlanda, Francia, Inghilterra e Galles.

Ma un nuovo ciclo è cominciato. O'Shoa ha già fatto esordire otto giocatori nelle cinque partite della sua gestione in cui ha raccolto le due vittorie di misura contro Stati Uniti e Canada, assai più indietro dell'Italia, ma anche la clamorosa debacle contro la Nuova Zelanda, la squadra più forte del mondo, che appena sette giorni fa ci aveva strapazzati con un sonoro 68-10.

Insomma, si pensava che l'Italia fosse molto più indietro dopo aver assistito alle prime quattro gare della nuova gestione O'Shoa. Invece questo successo consente di lavorare con maggiore serenità in vista del vero appuntamento annuale, il Sei Nazioni, dove l'obiettivo (non montiamoci la testa) sarà come sempre quello di evitare di arrivare ultimi.

Maurizio Sansone
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