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di Maurizio Sansone
 
“Il nostro obiettivo è vincerle tutte”. Sborone come al solito il 17 marzo scorso, alla vigilia della partenza del campionato di Formula Uno, il presidente della Ferrari Sergio Marchionne lanciava una spruzzatina di ottimismo pur sapendo (e se non lo sapeva è peggio) che la Ferrari non era competitiva per vincere il mondiale. 
 
Ma lui aveva bisogno della consueta passerella e tutti ci sono cascati. La Ferrari non solo non ha vinto tutte le corse ma non ne ha portata a casa neanche una e nella classifica costruttori, che nei pronostici la voleva nettamente seconda dietro alla Mercedes, si è fatta superare anche dalla Red Bull. 
 
Del resto, il filosofo italocanadese ha quasi sempre lavorato per liquidare o esternalizzare le aziende che dirigeva.
 
E su questo è sempre stato bravissimo, basti vedere come ha ridotto la Fiat. Per cui ora che si trova, probabilmente perla prima volta nella vita, a dover sviluppare un settore per renderlo competitivo senza risparmiare sulla forza lavoro gli viene difficile. 
 
Marchionne ha preso le redini della Ferrari nell’ottobre 2014 quindi, sostanzialmente, la macchina del 2015 non è nata sotto la sua gestione. Quella monoposto, però, ha vinto tre gran premi ed è arrivata a conquistare il secondo posto nel mondiale costruttori.
 
Chi pensava che sotto il suo impulso e la sua guida vi sarebbero state magnifiche sorti e progressive per il cavallino evidentemente non conosceva il personaggio. E così, la prima vera automobile della gestione Marchionne è stata un flop colossale.
 
Ha provato in tutti i modi a ridurre il gap, ma più ci metteva impegno e soldi e meno risultati arrivavano. Anzi, accadeva il contrario, la Ferrari subiva una involuzione tecnica e le altre miglioravano.
 
E’ che proprio non ce la fa. Così a ottobre ha cambiato il responsabile dell’ufficio tecnico del reparto corse e se la scelta è stata giusta i risultati si vedranno nel 2017. Perché finora non ha centrato un solo obiettivo.
 
E il discorso può essere esteso anche alla Fiat dove non si ricorda sotto la sua gestione una sola auto di successo. 
 
Il personaggio è straordinario. E’ riuscito a costruire la sua carriera portando a casa, in silenzio, plusvalenze milionarie mentre se deve assumersi una responsabilità la colpa è di qualcun altro.
 
Un esempio? Una esilarante dichiarazione di pochi giorni, fa. “La Ferrari deve spendere meglio il suo budget”. Come se non fosse lui ad avere l’ultima parola su tutto. 
 
Un capolavoro. Se fosse uno dei suoi operai, con risultati così, non avrebbe bisogno del jobs act per licenziare, sarebbe mandato via per giusta causa.
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