Merito al coraggio, ma occasione mancata per fare chiarezza
di Antonio Ingroia
(ilfattoquotidiano)
Una premessa è necessaria, a scanso di equivoci. Stimo Sigfrido Ranucci perché ne apprezzo da anni le qualità di giornalista d’inchiesta vero come pochi, così come stimo Paolo Mondani e Giorgio Mottola, autori del lungo servizio sulla Trattativa Stato-mafia andato in onda a Report lunedì in prima serata. Di Ranucci ricordo, in particolare, il coraggioso servizio a RAINews24 diretto dal compianto Roberto Morrione che recuperò l’intervista “scomparsa” di Paolo Borsellino sugli intrecci fra mafia siciliana e imprenditori lombardi lungo il triangolo Vittorio Mangano – Dell’Utri – Berlusconi. E ritengo meritorio avere dedicato uno spazio così importante per milioni di telespettatori, raggiungendo un notevole 11,5 % di share medio, per temi sempre tabù in RAI, come i rapporti mafia, politica, massoneria, destra eversiva e servizi segreti sullo sfondo dello stragismo che ha insanguinato la storia del nostro Paese, parlando di vicende giudiziarie ignorate dalla “grande informazione” come i processi Contrada, Dell’Utri, Trattativa, e quelli sullo stragismo in Italia e mandanti esterni.
Tuttavia, ritengo che sia stata un’occasione in parte mancata. Sarò forse troppo esigente conoscendo bene quelle vicende giudiziarie, in quanto sono stato il pm di quei processi sopra elencati, tutti conclusi con sentenze definitive di condanna e in un caso di condanna – al momento – di primo grado, il processo Trattativa. Ma proprio perché ritengo gravissimo avere sottratto per anni al sapere degli italiani certe vicende giudiziarie, credo che, avendo finalmente l’opportunità di “illuminare” in prima serata fatti accertati e da accertare, per decenni “oscurati”, andava fatta piena chiarezza senza ambiguità e rischi di confusione.
Ad esempio, se si conclude il “capitolo Contrada” accennando alla sentenza europea che per un clamoroso fraintendimento della nostra legislazione ha condannato l’Italia a risarcirlo perché “non poteva essere processato”, senza spiegare le ragioni di quella pronuncia e soprattutto senza informare sui fatti gravissimi consacrati nelle sentenze definitive di condanna mai revocate, attribuendole invece alle opinioni di qualche autorevole magistrato, non si fa un buon servizio ai cittadini che ne restano disorientati.
A maggior ragione quando si presentano come sconvolgenti rivelazioni, che potrebbero influire su indagini e processi in corso, come l’appello Trattativa, le parole in libertà di un favoreggiatore dei fratelli Graviano che dice una cosa sensazionale, ma dal sapore depistante, per cui l’agenda rossa di Borsellino, sottratta certamente da uomini di Stato infedeli, ma fedeli allo “Stato parallelo” responsabile anche di quella strage, sarebbe oggi nelle mani del “fantasma” Matteo Messina Denaro, oggi più che mai parafulmine di accuse che andrebbero indirizzate soprattutto all’interno degli apparati statali.
O infine quando si attribuisce a B. il “merito” di aver fatto arrestare i Graviano per scongiurare la strage dell’Olimpico del gennaio 1994.
Qualche macchia nell’opera pur meritoria messa in prima serata lunedì, che rischia di trasformare un’iniziativa lodevole e coraggiosa in un’occasione mancata per fare chiarezza.