Nell’Italia del 2019 esiste una vasta schiavitù sessuale
di Alessio Di Florio
“Porre fine a tante schiavitù che persistono ai nostri giorni, penso specialmente al flagello del traffico e della tratta di persone”, “penso a quelle donne e a quei bambini del nostro tempo che sono particolarmente feriti, violentati ed esposti ad ogni forma di sfruttamento, schiavitù, violenza e abuso”, le donne e i bambini costretti a prostituirsi o vittime della tratta sono “sfigurati nella loro dignità più autentica”. Sono frasi pronunciate dal Papa nel viaggio in Asia di questi giorni. Parole che, al contrario di tanti altri casi anche informali e di scarso peso, non hanno conquistato titoloni sulle prime pagine, non vi sono state dedicate ore e ore di trasmissione televisive. La narrazione sociale dominante sostiene che la schiavitù è relegata ai libri di storia su un passato antico. Numeri e storie documentano altro ma, nell’Italia del 2019, la realtà soccombe troppo spesso davanti alle propagande interessate e di comodo. Eppure nelmondo gli schiavi moderni esistono. Varie stime li calcolano tra i 20 e i 45 milioni, un numero pari a quasi l’intera popolazione del Belpaese. L’Organizzazione Mondiale del Lavoro stima che i lavori forzati generino proventi illeciti per 150 miliardi di dollari l’anno, è la seconda fonte di profitto della criminalità organizzata, dopo le droghe. La stessa organizzazione ha stimato in 12 milioni e 300 mila le persone sottoposte a sfruttamento sessuale per un volume complessivo d’affari sporchi di 32 miliardi di dollari all’anno. In Italia la prostituzione ha un giro d’affari di circa 90 milioni di euro al mese. Sono stimate tra 75mila e 120mila le vittime della prostituzione. Il 65% è in strada, il 37% è minorenne, tra i 13 e i 17 anni. Provengono da Nigeria (36%), Romania (22%), Albania (10,5%), Bulgaria (9%), Moldavia (7%), le restanti da Ucraina, Cina e altri paesi dell’Est. I clienti sono 9 milioni, con un giro d’affari di 90 milioni di euro al mese.
In un precedente articolo (http://www.lagiustizia.info/sfruttamento-della-prostituzione-e-turismo-sessuale-nel-mondo/ ) abbiamo già riportato la situazione del turismo sessuale mondiale, che coinvolge pesantemente la Thailandia e tutto il sud-est asiatico dove Bergoglio è in visita, e del vergognoso primato italiano. Ma la vergogna e il mercato criminale sono altrettanto floridi anche nei pressi dei portoni delle nostre case. E’ quindi doveroso proseguire quanto riportato ad ottobre. 5 anni fa Antonello Mangano denunciò su L’Espresso una vicenda di una disumanità spaventosa che dovrebbe sconvolgere, non far dormire la notte, far stare male fin nelle viscere sin dalle prime righe della sua inchiesta. E invece non ha avuto quasi nessuna risonanza generale, la quasi totalità dei media, della “politica” e della società italiani non l’ha neanche conosciuta. E, come Mangano ha denunciato negli anni successivi, è rimasta immutata e non scalfita dalle documentate denunce. “Il nuovo orrore delle schiave romene”, 5mila donne sfruttate nelle serre del ragusano, segregate nei campi e costrette a subire “ogni genere di violenza sessuale” durante festini organizzati dai padroni per familiari, parenti e amici. “Per lavorare nelle serre le donne romene non devono solo accettare una paga misera”, scrisse Alessandra Sciurba in una ricerca per il Centro di documentazione L’altro diritto dell’Università di Firenze (http://www.adir.unifi.it/rivista/2013/ragusa.htm ) “a fronte di giornate lavorative che durano anche 14 ore. Il loro sfruttamento è doppio, poiché molte di esse devono inoltre accettare di piegarsi ai piaceri sessuali dei datori di lavoro, dei caporali, dei colleghi”. Padre Beniamino Sacco, intervistato nella ricerca di Alessandra Sciurba, ha denunciato come “si arriva a dar vita a vere e proprie feste a sfondo sessuale in cui i proprietari e datori di lavoro mettono a disposizione di amici e conoscenti le proprie lavoratrici. I festini sono diffusi soprattutto nelle piccole aziende a conduzione familiare, perché le grandi aziende sono più controllate. Hanno luogo tra le serre stesse, o in cascine isolate, o talvolta anche in disco-bar poco frequentati. Le ragazze coinvolte sono lavoratrici rumene giovani che spesso hanno dai 20 ai 24 anni. A volte si tratta anche di ragazze figlie di dipendenti a cui il proprietario affitta la cascina. Ogni tanto succede anche che siano i figli dei proprietari a sfruttarle”. Nel 2015 il Financial Times denunciò che la tratta di esseri umani era in aumento in molti paesi, sfruttamento sulla pelle di 21 milioni di persone in tutto il mondo, 4 milioni e mezzo destinate allo sfruttamento sessuale.“Il problema è particolarmente grave in Italia – sottolineò il quotidiano – a causa di una combinazione di vari fattori, quali “la posizione geografica, il potere della criminalità organizzata locale soprattutto nelle regioni più povere dove lo stato è debole e una persistente domanda di prestazioni sessuali”.