PEDOPORNOGRAFIA: L’ORRORE QUOTIDIANO NELLE NOSTRE CITTÀ
di Alessio Di Florio
Maxi blitz con 50 perquisizioni e arresti in quindici regioni contro la pedopornografia online, così è iniziato il mese di luglio. Dopo mesi di indagini, ricostruzioni e “pedinamenti” online la Polizia Postale il 4 luglio ha stroncato una rete pedofila che coinvolgeva larga parte del territorio italiano. Oltre 200 investigatori del Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia Online e del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Torino hanno portato avanti quella che è stata definita la più grande e complessa operazione di Polizia degli ultimi anni supportati dal National Child Exploitation Coordination Center (NCECC) canadese. Sono stati sequestrati, hanno reso noto gli investigatori, immagini che hanno definito raccapriccianti di sadici abusi su minori, anche neonati. Tra le regioni coinvolte ancora una volta l’Abruzzo, negli ultimi anni coinvolta in varie inchieste contro la pedopornografia: 51 indagati e perquisizioni anche a L’Aquila nell’inchiesta partita da Catania del 21 giugno dell’anno scorso, l’inchiesta del 16 maggio 2019 partita da Venezia portò a perquisizioni in provincia di Pescara, l’indagine del 15 maggio di due anni fa portò anche ad un arresto nella stessa provincia.
L’operazione partita da Torino del 4 luglio è solo una delle ultime vicende, in ordine cronologico, che documenta l’orrore quotidiano nelle nostre città e la vastità di reti criminali su scala nazionale ed internazionale. Passano gli anni e l’Italia continua costantemente a svettare nella classifica mondiale del turismo sessuale, 80.000 ogni anno coloro che partono dall’Italia per alimentare questo disumano business che sfrutta in gran parte minorenni soprattutto nel sud est asiatico e in America Latina. Già oltre vent’anni venne documentato come a Fortaleza, in Brasile, e in alcune delle più gettonate mete turistiche del continente ogni anno giungono migliaia di italiani in business class per partecipare ad aste di bambine.
Il web, i social e le app di messaggistica sono ormai gli strumenti più utilizzati: “in piena pandemia (solo nel mese di marzo e inizi aprile) Meter ha documentato e denunciato alle forze dell’ordine una crescita allarmante delle chat degli orrori: più 40 – è stato l’allarme di don Fortunato Di Noto, fondatore dell’associazione Meter che da tanti anni documenta e denuncia i crimini pedofili – Le segnalazioni che Meter ha inoltrato alle varie forze di polizia in diversi Stati del mondo sono aumentate del 40% durante il lockdown», «Sono 178 (con una crescita del 40%) le segnalazioni che Meter (dal 1° marzo al 17 aprile) ha inoltrato non solo alle forze di Polizia, sia italiana che estera, ma anche a vari server provider sparsi in tutto il mondo – ha reso noto l’associazione – Le chat sono state 234 con profili sospetti in varie piattaforme; migliaia di decine di video e basti pensare solo a due segnalazione contenenti 34.252 foto che corrisponderebbero a circa 30mila bambini già vittime di violenze sessuali”. Il report annuale di Meter riporta che nel 2019 sono state quasi 7 milioni e centomila le foto pedopornografiche segnalate, quasi il doppio dell’anno precedente, costante il numero dei video e in netto aumento (323 nel 2019 contro 234 nel 2018) le chat segnalate. Sono solo alcuni dei dati presenti nelle settantasei pagine e che ricostruiscono la geografia italiana e mondiale dell’orrore.
Una realtà, che si nasconde nei meandri più oscuri del web e negli angoli più diversi d’Italia, emersa nella recente operazione “Dangerous Images” della Polizia Postale, coordinata dal procuratore presso il tribunale dei minori di Firenze e partita dalla denuncia di una madre di Lucca. Le indagini hanno documentato quelle che sono state definite “chat dell’orrore” tra 20 ragazzi tra i 13 e i 17 anni: teste mozzate di uomini e animali, suicidi e mutilazioni di ogni tipo, stupri di bambini, decapitazioni con coltelli e accette. Contestati i reati di detenzione, divulgazione e cessione di materiale pedopornografico, detenzione di materiale e istigazione a delinquere aggravata. Come spiegano gli investigatori in una nota, dall’analisi del telefonino del quindicenne, la cui madre aveva chiesto aiuto alla polizia postale lucchese, è emerso un numero esorbitante di filmati e immagini pedopornografiche, anche sotto forma di stickers, scambiate e cedute dal giovane, rivelatosi l’organizzatore e il promotore dell’attività criminosa insieme ad altri minori, attraverso Whatsapp, Telegram e altre applicazioni di messaggistica istantanea e social network. Le indagini, coordinate dal Cncpo (Centro nazionale contrasto alla pedopornografia online), hanno interessato i territori di Lucca, Pisa, Cesena, Ferrara, Reggio Emilia, Ancona, Napoli, Milano, Pavia, Varese, Lecce, Roma, Potenza e Vicenza.
Nelle scorse settimane un focolaio di Sars-Cov2 ha portato all’attenzione nazionale i palazzi “ex Cirio” di Mondragone. Passato il clamore e cessato il focolaio, soprattutto tra i bulgari che vi si trovano ammassati e ghettizzati, i riflettori si sono completamente spenti. Ma i drammi, gli orrori, gli sfruttamenti, la marginalizzazione e la ghettizzazione sociale c’erano, ci sono e ci saranno ancora. Alimentata con il sudore e il sangue di persone schiavizzate nei campi come braccianti, se adulti. E orrore mafioso e criminale anche di bambine e bambini: a Mondragone gli orchi hanno sfruttato per anni bambine e bambini per il più turpe business criminale possibile. Le orde politiche, mediatiche e social che hanno “scoperto” quei palazzi di Mondragone dopo l’esplosione del focolaio non hanno detto mezza parola e ignorato totalmente e vergognosamente quanto accaduto nelle settimane precedenti: tre italianissimi orchi condannati per sfruttamento della prostituzione minorile. «Le 62 pagine della sentenza – scrive Antonio Mira su Avvenire che denunciò per primo nell’ottobre di due anni fa – sono un colpo allo stomaco, un tuffo nel baratro della peggiore depravazione. Le numerosissime intercettazioni telefoniche e ambientali, corredate da videoriprese, sono esplicite, crude, violente. Gli incontri, i rapporti sessuali, i commenti successivi tra i tre, sono un libro dell’orrore. Una raccolta di prove, frutto dell’efficace lavoro dei carabinieri di Mondragone, che inquieta. Soprattutto le parole dei tre complici. “Il linguaggio è forte, violento e crudo – scrive ancora il Gip – ed esprime tutta la convinzione di poter utilizzare impunemente i minori, per soddisfare un insaziabile appetito sessuale”». Gli imputati nei confronti dei bambini vittime hanno avuto un atteggiamento – scrive sempre il gip – «tracotante, prepotente, arrogante: sono ripetute e frequenti le espressioni “carne da macello”, “usa e getta”, “bocconcini belli”, utilizzate nei confronti dei minori, espressione e manifestazione della assoluta mercificazione che delle vittime è stata fatta dagli imputati». Dopo le prime inchieste di Mira si scatenò il negazionismo e in molti accusarono il giornalista di voler infangare Mondragone, l’inchiesta del 10 ottobre 2018 si concluse ricordando che in quella zona ci sono camorristi già autori di gesti razzisti e che «i clan stanno rialzando la testa, anche grazie all’uscita dal carcere di alcuni esponenti dopo lunghe carcerazioni (più di venti anni). Tornati e non cambiati. Sentono l’aria e ne approfittano. Intanto però, nessuno vede cosa accade sul lungomare. Intolleranti con gli immigrati, tolleranti con chi compra i ragazzini».