Un piccolo grande uomo contro le mafie della grande distribuzione (alimentarea) organizzata (GDO)
di Giusy Clarke Vanadia
Un uomo esile, magrissimo, tutto ossa, fuma una sigaretta dopo l’altra. Occhi vigili, sguardo intelligente.
Il coraggioso imprenditore agricolo di Vittoria (RG) Maurizio Ciaculli, ai primi di giugno, annunciava un imminente sciopero della fame e della sete.
Titolare di un´azienda che dava lavoro a 100 operai, con un fatturato di 7 milioni di euro l´anno, Maurizio, ha perso TUTTO, per avere denunciato il malaffare e le infiltrazioni mafiose nella grande distribuzione alimentare organizzata (GDO).
Nel 2012, Ciaculli, che si occupa di lavorazione, produzione e commercializzazione di prodotti agricoli, riconosce, in un supermercato della Lidl, una melenzana spagnola con dicitura “made in Italy”, recante il marchio della propria azienda, CMG. La melenzana non è italiana, tantomeno prodotta da lui. Chiama la guardia di finanza che procede al sequestro. Poco tempo dopo, gli viene offerta una cospicua somma in nero, da parte della Napoleon, fornitore della Lidl, che si presenta con due noti esponenti della criminalitá locale. Gli chiedono il ritiro immediato della denuncia. Maurizio rifiuta e inizia la fine.
Le sue prime denunce risalgono al 2005, quando subisce una truffa di € 215.000 da una banca locale che, a tutt’oggi, non ha recuperato, malgrado il parere favorevole della Corte d’Appello di Catania. Le procedure delle aste giudiziarie, invece, vanno avanti intaccando il patrimonio immobiliare della sua famiglia.
Ad ottobre 2014 la Prefettura di Ragusa informava il Ciaculli di essere stato inquadrato nella L. 44/99 che istituisce un fondo per le vittime di usura ed estorsione.
In questi anni, Ciaculli è stato vittima di un tentato omicidio, la sua automobile è stata oggetto di un sabotaggio meccanico. Un’ altra sua vettura è stata data alle fiamme da parte di ignoti. Il suo opificio industriale è stato incendiato. Gli hanno impiccato il gatto davanti casa, è stato destinatario di una lettera contenente condanna a morte. Non riceve più alcuna commessa. I figli perdono il lavoro. I nove ettari e mezzo della sua azienda, compresa villetta di 250 mq, viene messa all´asta. Ridotto alla fame, non si arrende. Ma sta per subire l’ennesima delusione.
Il processo del 2017 a Ragusa, denominato “Melenzana taroccata”che coinvolge lui e l´associazione Altragricoltura (per la difesa della sovranità alimentare, contro il falso “made in Italy”), di cui è Presidente regionale, si rivela una farsa. Ciaculli viene difeso dall´avv. Giuseppe Nicosia. Altragricoltura, Presidente Nazionale, Tano Malannino, è assitita dall´avv. Antonio Ingroia. Tutti gli imputati vengono assolti e le parti civili escluse da una sentenza “blindata”. Invece, la sua denuncia alla Lidl, produce il sequestro delle
melenzane taroccate su tutto il territorio nazionale e viene avviato un procedimanto giudiziario, presso la procura di Milano.
A nulla sono servite due interrogazioni parlamentari, nel 2015 e nel 2017, le sue denunce su TV locali e nazionali, il documentario sulla sua storia della rivista Der Spiegel, l’ audizione presso presso l’ Assemble Ragionale Siciliana (ARS), dalla Commisione
antimafia, presieduta dall’ on. Fava che s’interessa alle sue traversie e del settore agricolo vittoriese.
Finalmernte, il 4 luglio scorso, stanco di promesse, rompe ogni indugio e inizia l’annunciato sciopero della fame e della sete davanti la Prefettura di Ragusa. In conseguenza del clamore mediatico, pare che si sblocchi la situazione presso gli uffici del Governo per l’erogazione dei fondi previsti dalla L.44/99. Ma, alla data odierna, dopo quattro anni di attesa, i fondi non sono arrivati e le aste giuudiziarie stanno per ripartire.
Maurizio Ciaculli, è diventato “simbolo” di onestá, coraggio, capacitá di superare l´emarginazione, la povertá, la fame, la paura. Lo Stato dovrebbe assumerlo a “modello” premiando i suoi sforzi, elargendo immediatamente quanto gli spetta per legge, piuttosto che ignorarlo, come ha fatto fin ora.
Nella sua instancabile ricerca di verità e giustizia, nonostante le drammatiche vicende di cui è stato protagonista, ha trovato il tempo per promuovere il Comitato NO ASTE a Vittoria ed il marchio “No CAP” per la tracciabilità dei prodotti agricoli ed è diventato responsabile nazionale lotta alle agro-mafie e al caporalato, insieme ad Ivan Sagnet.