Venezuela, una “primavera” che puzza di marcio

di Tiziano Grottolo

Da settimane il governo venezuelano presieduto da Nicolás Maduro è vittima del bombardamento mediatico messo in atto da gran parte dei mass-media internazionali e nazionali. Eccetto poche eccezioni le notizie sulla crisi venezuelana seguono tutte la stessa trama di fondo che vuole “L’ opposizione democratica e pacifica attaccata dalla repressiva dittatura di Maduro”. Questa vera e propria operazione di disinformazione mira a delegittimare il governo venezuelano agli occhi dell’opinione pubblica internazionale.

Il governo di Caracas ha sicuramente le sue responsabilità, ma la realtà è ben lontana dalla narrazione unilaterale riportata dalla stampa nazionale. La versione, ripetuta praticamente identica su quasi tutte le testate, vuole un’ opposizione immacolata, quasi santificata, battersi contro un regime opprimente e violento retto da pochi funzionari di partito succubi del tiranno Maduro. Le immagini delle manifestazioni promosse dall’opposizione vengono trasmesse in loop e i numeri forniti dagli stessi organizzatori vengono presi sempre per buoni. I comunicati scritti dai vari leader antichavisti sono riportati in maniera acritica, talvolta raggiungendo il grottesco: assistiamo infatti a conferenze stampa in cui l’opposizione denuncia la censura di regime di fronte a folte schiere di giornalisti venuti da mezzo mondo. Inoltre quasi tutte le emittenti televisive private del Venezuela sono schierate in favore dell’opposizione. Al contrario, le posizioni e le dichiarazioni provenienti dal fronte chavista vengono sistematicamente ignorate e le manifestazioni sono censurate. In maniera più o meno inconsapevole sembrerebbe che buona parte dei mass-media internazionali, con la complicità delle testate nazionali, stiano preparando il terreno per la guerra civile. Già diversi analisti e commentatori politici hanno individuato nel Venezuela il prossimo paese in cui si combatterà una guerra civile, paragonando i recenti avvenimenti con quelli accaduti in Siria pochi anni fa.

Coincidenze

Forse però non serve andare dall’altra parte dell’emisfero per trovare strumenti di paragone, infatti nel 2002 il Venezuela subì un precedente tentativo di colpo di stato che aveva l’obbiettivo di deporre l’allora presidente Hugo Chávez. Il golpe non si concretizzò dal momento che milioni di venezuelani si riversarono in strada una volta appresa la notizia che Chávez si era consegnato ai golpisti per evitare ulteriori spargimenti di sangue.

Gli elementi in comune tra il tentato golpe del 2002 e i recenti avvenimenti che stanno sconvolgendo il paese sudamericano sono molti. In particolare le forze sociali che organizzarono il golpe contro Chávez sono le stesse che stanno cavalcando le proteste di oggi. Nel 2002, l’ormai ex oligarchia petrolifera che controllava la compagnia nazionale (PDVSA) ebbe un ruolo centrale nell’organizzazione del golpe, oggi intrattiene legami con i più importanti esponenti delle opposizioni. Durante il precedente colpo di stato i dirigenti della PDVSA con l’appoggio degli industriali venezuelani organizzarono uno sciopero, arrivando perfino a chiudere le porte delle fabbriche pur di impedire agli operai d’entrare. Allo sciopero parteciparono circa 100.000 persone, il corteo che ne scaturì fu poi dirottato verso il palazzo del governo. Grazie all’appoggio di una minoranza dell’esercito i golpisti presero il potere. Chàvez a quel punto decise di consegnarsi per evitare la guerra civile. Grazie ad una straordinaria mobilitazione popolare, oltre al fatto che gran parte dell’esercito rimase fedele al governo legittimo, Pedro Carmona leader golpista fu costretto ad arrendersi e Chàvez tornò al suo posto. Carmona era riuscito ad ottenere il supporto delle emittenti televisive private e perfino quello delle gerarchie ecclesiastiche. Questi due elementi potrebbero rappresentare delle ulteriori analogie con gli accadimenti che stanno sconvolgendo il Venezuela. Infatti non è corretto affermare che l’opposizione venezuelana non abbia accesso ai mezzi di comunicazione, tant’è che molte delle emittenti televisive private sostengono le manifestazioni antichaviste talvolta manipolando le informazioni. Esempio emblematico è il caso del manifestante dato alle fiamme: in un primo momento si diffuse la notizia, ripresa anche dalle nostre testate nazionali, che la vittima fosse un manifestante antichavista, solo successivamente si scoprì che l’uomo era in realtà un sostenitore di Maduro dato alle fiamme dai sostenitori delle opposizioni. Infine anche il Vaticano sembra aver rotto gli indugi, se fino a pochi giorni fa non erano state espresse condanne nei confronti del governo di Caracas in un recente comunicato è stata chiesta la sospensione dell’insediamento della Costituente. Il Vaticano è solo l’ultimo di una lunga serie di stati che si sono schierati contro l’assemblea costituente, va sottolineato come molti di questi stati furono anche tra i primi a riconoscere il governo golpista di Carmona, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti solo per citarne alcuni.

Il coinvolgimento di Washington non si è limitato alle sanzioni economiche, secondo il Guardian, le opposizioni venezuelane avrebbero beneficiato di alcune corpose sovvenzioni per un ammontare di 5 milioni di dollari, il dato ancora più eclatante sarebbe che tutta questa generosità sia stata elargita solamente nell’ultimo anno. Il quotidiano inglese afferma inoltre che queste sovvenzioni vengono elargite regolarmente da molti anni a questa parte. In più secondo le indiscrezioni fatte trapelare dallo stesso direttore della CIA Mike Pompeo, gli Stati Uniti starebbero studiando un piano per sostenere direttamene le opposizioni in caso di un eventuale scontro armato, avvalendosi anche del supporto di Messico e Colombia. Quest’ultimi però si sono affrettati a negare un loro eventuale coinvolgimento. A conferma di queste affermazioni sono arrivate anche le parole di Trump che ha ribadito di non escludere la possibilità di un intervento militare.

 

Gli scheletri nell’armadio dell’opposizione

Centoventiquattro è il numero delle vittime delle proteste. Un numero che viene ripetuto in continuazione quando si parla delle “violenze del regime”, ciò che però non viene mai specificato è che non tutte queste vittime erano oppositori del regime. Secondo i dati forniti dall’Unhcr, contestati però dal governo venezuelano, le vittime riconducibili ad azioni condotte dalla polizia o dai “colectivos” (gruppi armati autorganizzati leali al chavismo) sarebbero 73. Un dato impressionante ma che racconta anche un’ altra verità, le vittime degli oppositori antichavisti sarebbero almeno 51. Questo smentirebbe la vulgata per la quale le manifestazione dell’opposizione hanno carattere esclusivamente pacifico. Inoltre, durante le manifestazioni pro-governative, alcuni uomini armati sarebbero stati visti sparare sulla folla, nel chiaro tentativo di disperdere i manifestanti chavisti.

I lati oscuri di quella che alcuni mass-media iniziano a chiamare “primavera venezuelana” non si esauriscono con le violenze in strada. Esistono infatti stretti legami che uniscono membri di spicco dell’opposizione all’oligarchia industriale e ai mass-media privati, senza dimenticare i costanti rapporti intrattenuti con Washington. Prendiamo per esempio il caso del quotidiano venezuelano “El Nacional” il suo attuale proprietario Miguel Henrique Otero è anche il fondatore del partito di opposizione “Movimiento 2D” che supporta la coalizione antichavista “Mesa de la Unidad Democrática”, la stessa di cui fanno parte i principali leader dell’opposizione.

Molti dei leader della coalizione antichavista sono legati a doppio filo anche con il tentato golpe del 2002, è il caso di Henrique Capriles Radonski, sconfitto alle presidenziali sia da Chàvez che da Maduro. Capriles venne accusato di aver sostenuto i golpisti, in particolare secondo le accuse a lui rivolte non fece nulla per impedire che l’ambasciata cubana che si trovava nella città di Miranda, da lui governata, venisse posta sotto assedio dai golpisti. Alla fine del 2006 venne prosciolto dalle accuse per insufficienza di prove ma restano molti dubbi in merito al suo coinvolgimento. Capriles non è l’unico esponente di spicco dell’opposizione ad aver avuto problemi con la giustizia, Leopoldo López, fondatore del partito “Voluntad Popular” nel 2015 è stato condannato a quasi 14 anni per incitamento alla violenza. López è stato nuovamente incarcerato dopo che gli erano stati concessi gli arresti domiciliari. Anche Antonio Ledezma fondatore del partito “Alianza Bravo Pueblo” è stato arrestato con l’accusa di aver cospirato con agenti stranieri per sovvertire il governo bolivariano.

 

Il rischio di vedere il Venezuela ridotto come la Siria non è fantapolitica ma un pericolo concreto, un pericolo per i milioni di venezuelani che lo abitano, già provati da una dura crisi economica. È sorprendente l’entusiasmo con il quale i governo occidentali sostengono le manifestazioni contro Maduro. Questo atteggiamento ricorda quanto avvenne con le primavere arabe e con la crisi in Ucraina, segno che l’esperienza non ha insegnato nulla. In entrambi i casi i governo occidentali dimostrarono un’ eccessiva fiducia nelle “opposizioni democratiche” che solo in seguito mostrarono tutti i loro limiti. Infine non va dimenticato come la maggior parte dei paesi coinvolti, siano tutt’ora dilaniati da terribili guerre civili che cancellano le prospettive di futuro di milioni di persone.